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di Camillo Langone

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Pier Ferdinando Casini, il presidente dei miei sogni

La democrazia è un regime intrinsecamente antidemocratico, solo un uomo così ecumenico, così democristiano, così bolognese, può frenarne la tracotanza

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8 APR 26
Immagine di Pier Ferdinando Casini, il presidente dei miei sogni

Pier Ferdinando Casini, foto LaPresse

Sono monarchico ma se Casini venisse eletto presidente diventerei repubblicano all’istante. Lo penso da tempo e “Al centro dell’aula. Dalla Prima Repubblica a oggi” (Il Mulino) rafforza la mia convinzione. Del libro casiniano mi è piaciuto l’elogio di un re: “Solo il Marocco, grazie a un monarca illuminato, ha saputo incanalare le spinte delle Primavere arabe verso un’evoluzione costruttiva”. Così come il capovolgimento dello stereotipo degli europei parassiti: “L’Europa è rappresentata come una banda di scrocconi. E’ una realtà facilmente contestabile, basti pensare all’afflusso enorme di capitali europei sui mercati americani e all’uso che giornalmente facciamo dei servizi targati a stelle e strisce”.
Ma soprattutto la consapevolezza, molto rara presso un politico, che la democrazia abbia bisogno di correttivi: “Ogni proposta da me formulata in passato, come quella che prevede l’innalzamento del quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica, è sempre stata finalizzata solo a evitare la tirannia della maggioranza parlamentare”. La democrazia è un regime intrinsecamente antidemocratico, solo un presidente così ecumenico, così democristiano, così bolognese, può frenarne la tracotanza.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).

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