di Camillo Langone
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Beati i ricchi perché di essi è Milano
Il ritratto della moderna capitale lombarda, divisa tra il lusso dei quartieri autoctoni e il dramma delle periferie. Una spaccatura che riverbera in una città dove solo gli elettori di Sala, gli entusiasti di Boeri, i redditieri, i proprietari, gli ereditieri e gli abitanti dei piani altissimi hanno diritto al cielo
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3 APR 26

Stefano Porta / LaPresse
Beati i ricchi perché di essi è Milano. Agli altri, se proprio, Cormano e Paderno Dugnano. Beato me, mi dice soddisfatto l’amico collezionista che ha un b&b al Cordusio, sempre pieno e sempre di stranieri, e vive in Fiera, quartiere felicemente autoctono, senza stranieri di nessun tipo, né turisti né immigrati. Qui i residenti hanno il posto auto garantito, mi spiega, mentre i poveri pendolari sono sottoposti a infiniti tormenti.
Dalle parti di Pagano e Buonarroti le strade sono sicure, pulite, curate, insiste l’amico gongolando, mentre le estreme periferie sono abbandonate, sporche, impaurite. Beati i ricchi, dico io passando sotto il Bosco Verticale che ruba il sole alle palazzine intorno, condannate alla tenebra eterna. Beati dunque i duri di cuore, gli elettori di Sala, gli entusiasti di Boeri, beati i redditieri, i proprietari, gli ereditieri, gli abitanti dei piani altissimi: soltanto loro hanno diritto al cielo, nella capitale di Mammona.
Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
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