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di Camillo Langone

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Preghiera

"Ci salverà l'uomo semplice", quanto è vero

Per Meotti l'uomo semplice "non pensa attraverso ideologie. Pensa con i suoi nervi. Sa cosa significa perdere il suo quartiere". Io sono un uomo semplice: so cosa significa perdere la stazione, quella di Parma. Ho deciso di lasciare la città in cui sono nato: voglio prendere il treno in una stazione non ancora perduta

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28 MAR 26
Immagine di "Ci salverà l'uomo semplice", quanto è vero

Stazione di Parma (Google creative commons)

Sono un uomo semplice. Me lo ha confermato Giulio Meotti con “Titanic Europa” (Liberilibri), ovvero il punto sul suicidio del nostro continente: demografico, culturale, religioso e pure cognitivo (l’ambientalismo è una forma di demenza collettiva). L’ultimo capitolo di questo pamphlet da leggere con animo forte si intitola “Ci salverà l’uomo semplice”. Meotti, con uno slancio poetico che non gli conoscevo, lo conclude firmando una lode a questo essere negletto: “Vede ciò che gli intellettuali non vogliono più vedere. Vede ciò che i giornalisti ignorano. Vede ciò che gli artisti fuggono. Vede la guerra. Non la guerra degli slogan. Ma la guerra dei volti. Gli sguardi. Le bandiere straniere. Non pensa attraverso ideologie. Pensa con i suoi nervi. Con i suoi silenzi. Non va per salotti. Non vuole finanziare il Corano europeo. Sa cosa significa perdere il suo quartiere”. Sta parlando di me, anche se, più che perdere il quartiere, io so cosa significa perdere la stazione: la stazione di Parma, per la precisione. Ho deciso di lasciare la città in cui sono nato perché voglio prendere il treno in una stazione non ancora perduta. E’ molto semplice, sono così semplice.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).