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di Camillo Langone

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Il sentimento antinazionale della Biennale di Venezia

Per il sistema mondiale dell'arte l'Italia odierna è un paese di affittacamere e camerieri. Ma le mostre, le rassegne e le biennali passano tutte. A restare sono soltanto i quadri: confidate, cari pittori, nel tempo galantuomo
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12 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 03:30 AM
Immagine di Il sentimento antinazionale della Biennale di Venezia

Il padiglione del Bahrain "Canicola" della 19esima mostra internazionale dell'Architettura alla Biennale di Venezia nel 2025

Una parola di conforto per gli eccellenti pittori esclusi dalla Biennale di Venezia, aperta agli artisti russi, spalancata agli africani, vietata ai pittori italiani. Le vie della pittura non sono infinite come quelle del Signore, ma sono molte. Non è l’unica via la Biennale, antinazionale ormai da parecchie edizioni perché per il sistema mondiale dell’arte l’Italia odierna è un paese di affittacamere e camerieri, affollata da turisti esclusivamente interessati ai musei dove riposano i pittori rinascimentali. L’Italia “terra dei morti”, come diceva Lamartine. Salvo alcune troppo brevi parentesi, noi siamo, da secoli, calpesti e derisi. C’entra pure il masochismo, e penso al successo della mostra milanese di Anselm Kiefer e della sua pittura al quintale, come la definisce Nicola Verlato. Un altro grande pittore che mancherà a Venezia, Daniele Galliano, ebbe a dirmi: “Quello che rimane nei secoli dei secoli sono le opere”. Le mostre, le rassegne, le biennali passano tutte, a restare sono soltanto i quadri: confidate, cari pittori, nel tempo galantuomo.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).

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