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di Camillo Langone

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L’autobiografia che manca ai nostri Casanova: Gianni Agnelli e Vittorio Sgarbi

Nel saggio "Casanova", Stefan Zweig segnalava il ruolo decisivo dell’autobiografia nella costruzione della leggenda casanoviana. Servirebbero i ricordi dei due italiani che nel nostro tempo hanno dimostrato di meritare più di tutti l’eredità del celeberrimo libertino
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7 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 03:28 AM
Immagine di L’autobiografia che manca ai nostri Casanova: Gianni Agnelli e Vittorio Sgarbi

Francesco Narici, Ritratto di Giacomo Casanova, 1760, collezione privata<br />

“Gli uomini d’azione e i gaudenti avrebbero più esperienza da raccontare di tutti i poeti, ma non sono in grado di farlo. Solo raramente i poeti hanno una biografia e raramente le persone con vere biografie hanno la capacità di scriverle”. Stefan Zweig, nel saggio intitolato “Casanova” (Edizioni Settecolori), segnala il ruolo decisivo dell’autobiografia nella costruzione della leggenda casanoviana. Di avventurieri il Settecento ne ha visti tanti (da Cagliostro a San Germano, dal cavaliere d’Eon a Teodoro re di Corsica) ma soltanto il Veneziano ha saputo raccontarsi. Pur senza particolari doti letterarie: “Ha dimostrato che si può scrivere il romanzo più divertente del mondo senza essere un poeta, il quadro più perfetto dei tempi, senza essere uno storico”. Vero, giusto, solo che di Casanova e su Casanova ormai ho letto tanto. Adesso vorrei leggere i ricordi dei due italiani che nel nostro tempo hanno dimostrato di meritare più di tutti l’eredità del celeberrimo libertino, e ovviamente mi riferisco ad Agnelli e a Sgarbi. L’Avvocato un’autobiografia non può più scriverla (urge un biografo, finché sono ancora vivi molti testimoni). Sgarbi invece sì. Prego che la scriva.

Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).

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