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di Camillo Langone

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PREGHIERA

Voglia di sottomissione, voglia di islam

C'è chi risiede a Dubai e racconta delle sue chiese, del suo culto libero, della sicurezza. Il rischio che fra le loro priorità non ci sia né la libertà né l'identità
di
6 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 03:21 AM
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Foto Lapresse

Voglia di sottomissione, voglia di islam. Ho scoperto parecchi lettori che risiedono o soggiornano a Dubai e che ne sono entusiasti. Cupidigia di dhimmitudine? Mi raccontano che ci sono molte chiese e che il culto è libero, e però, obietto, anche le campane fanno parte del culto, e le campane non sono libere negli Emirati. Mi informano che, missili a parte, Dubai è più sicura di qualsivoglia città italiana: “La certezza che nessuno proverà a scipparti, rapinarti, accoltellarti o peggio (nel caso di una donna) è assoluta”. Non ne dubito e so quanto è importante: le donne, e non soltanto le donne, in Italia hanno paura di prendere il treno, ed è una vergogna.
Tuttavia in quegli elogi annuso lo scenario prefigurato da Houellebecq in “Sottomissione”: lo scambio pacificazione-islamizzazione, la sicurezza val bene un muezzin. E ci vedo una almeno parziale smentita di quanto detto da Sharansky al nostro Meotti: “Credo che ogni persona abbia due desideri fondamentali: il desiderio di essere libera e il desiderio di appartenere, libertà e identità”. Mi sembrano desideri degli israeliani, non degli italiani. Meno che meno degli italiani d’Arabia, avanguardia della decomposizione occidentale: né libertà né identità nelle loro priorità.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).

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