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Ancora una volta mi immedesimo nelle parole di Nicolás Gómez Dávila

Avrei voluto pronunciare io le riflessioni che ho letto in "Textos" sulla democrazia atea, sul desiderio, sulla "carne tragica del mondo".  Avrei voluto scrivere io queste parole eterne e antimoderne
26 FEB 25
Ultimo aggiornamento: 04:53
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 Foto Unsplash

“Non impartisco alcuna catechesi né offro un ricettario pratico. Ambisco soltanto a tracciare una curva limpida”. Ancora una volta Nicolás Gómez Dávila mi ha causato il brivido dell’immedesimazione. Mi è capitato leggendo “Textos”, un libro del 1959 appena tradotto da Gog che, a differenza degli altri libri dell’autore colombiano, non raccoglie aforismi. E però, da queste pagine di prose dense, aforismi, pensieri, definizioni si possono certamente estrarre.
E sono illuminazioni politiche e teologiche: “La democrazia non è atea perché abbia verificato l’irrealtà di Dio, ma perché ha rigorosamente bisogno che Dio non esista”. Ma anche erotiche: “Il desiderio, la carne tragica del mondo”. Avrei voluto scriverle io queste parole eterne e antimoderne, le penso io queste parole, io che non ho ricette, che troverei volgare e truffaldino averle, che ho soltanto citazioni bellissime. A cominciare da quelle di Nicolás Gómez Dávila.