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di Camillo Langone

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D’Annunzio e Nitti si detestavano, ma io prendo il meglio di entrambi

Prendo da Nitti il giudizio equanime nei confronti dei Borboni, l’industrialismo, l’antifascismo tempestivo. Da D'Annunzio prendo "La pioggia nel pineto"
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30 AUG 24
Immagine di D’Annunzio e Nitti si detestavano, ma io prendo il meglio di entrambi

Francesco Saverio Nitti (Olycom)

Come mi diverto a deludere i dualisti, a irritare i manichei che non concepiscono la libertà intellettuale, i miei pellegrinaggi paralleli al Vittoriale di Gardone Riviera e alla Villa Comunale di Melfi, ossia alla casa di Gabriele D’Annunzio e alla statua di Francesco Saverio Nitti. Com’è possibile? D’Annunzio e Nitti si detestavano! E allora? Io sono dannunziano esteticamente e nittiano politicamente. Da ogni autore prendo il meglio, grazie al metodo paolino (valutare tutto) e pure a quello poundiano (valutare un’idea alla volta). Prendo da Nitti il giudizio equanime nei confronti dei Borboni (sovrani moderati, indulgenti, sobri), l’industrialismo (fu lui a volere l’acciaio a Bagnoli), l’antifascismo tempestivo (votò contro Mussolini già nel 1922, quando Croce e De Gasperi votavano ancora a favore). Da D’Annunzio prendo “La pioggia nel pineto”.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).

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