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di Camillo Langone

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Sul coprifuoco le traduzioni mistificanti non ce l'hanno fatta

E' l'unica parola che, in una stagione di termini falsi e ingannevoli, se ne sta lì a palesare la nostra condizione
di
27 APR 21
Ultimo aggiornamento: 04:05 AM
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Foto Lapresse 

Sia lodata la parola coprifuoco, forse l’unica parola vera emersa in una stagione di parole false. Già la causa di tutto, o di tanto, ha un nome ingannatore, un accrocchio di iniziali e numeri studiato per non dire la verità ossia “polmonite cinese” (mentre invece si dice tranquillamente “variante indiana”, segno che l’India conta poco). Insieme al covid è spuntata quell’altra parola subdola, lockdown, per non dire confinamento. Ora giunge il recovery plan, formula magica per non dire “montagna di debiti”. Ma il coprifuoco i leviatanici non ce l’hanno fatta a nasconderlo sotto una parola inglese, dunque se ne sta lì a palesare la nostra condizione. “La verità vi farà liberi”, dice Gesù. La parola coprifuoco non ci farà liberi in termini materiali, non risparmierà multe a chi torna a casa in ritardo, però ci consente di pensare, di giudicare. Ad esempio i tifosi del coprifuoco.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).

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