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di Camillo Langone

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preghiera

"Dostoevskji pretende il nostro sangue". Infatti non intendo leggerlo

Cosa ci troveranno mai nei libri di quel vampiro logorroico? Preferisco le persone gentili e gli autori che non si ripetono
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24 APR 21
Ultimo aggiornamento: 04:11 AM
Immagine di "Dostoevskji pretende il nostro sangue". Infatti non intendo leggerlo

Dostoevskji in carcere (Wikipedia) 

“Sanguina ancora”. Mettici un cerotto, una benda, mi viene da dire. “Sanguina ancora”. Allora ci vogliono i punti, andiamo al pronto soccorso. “Sanguina ancora”. Ancora? Ma grazie a Dio non è una ferita, è solo il titolo dell’ultimo libro di Paolo Nori, dedicato a Dostoevskij. Sebbene Nori sia uno dei miei maestri di letteratura, e sebbene Davide Brullo, uno dei giornalisti culturali più liberi, lo abbia molto elogiato, non intendo leggerlo. “Dostoevskij pretende il nostro sangue” scrive Brullo. Ma che cosa ci trovano nei libri di quel vampiro logorroico? Scopro che in “Delitto e castigo” scrive a lungo (sei o settecento pagine) di un assassino: e io preferisco le persone gentili. Che nei “Demoni” scrive a lungo di un gruppo di assassini, violentatori di bambine, suicidi: e io preferisco gli angeli. Che in “Fratelli Karamazov” insiste (per più di mille pagine!) con assassini e suicidi: e io preferisco gli autori che non si ripetono. Affinché la lettura non sia tortura e neanche emorragia.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).