di Camillo Langone
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L'arte non è al servizio della politica. L'esempio di Rothko
E' uscito "Pollock e Rothko" (Einaudi) di Gregorio Botta. Al di là dei gusti, che restano soggettivi, il secondo è oggettivamente superiore al primo. E per una ragione precisa
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12 NOV 20
Ultimo aggiornamento: 05:02 AM

EPA/LUIS TEJIDO <br />
Ancora Gregorio Botta o, meglio, ancora il suo “Pollock e Rothko” (Einaudi). Perché ancora non ho proclamato il vincitore della tenzone. Esiste il gusto personale, la soggettività, e certamente qualcuno può preferire l’agitazione di Pollock alla contemplazione di Rothko. Ma quest’ultimo è superiore oggettivamente ritenendo superiore l’arte: superiore a tutto e dunque pure all’inferiorissima politica.
Negli anni 30, scrive Botta, “il giornale del sindacato degli artisti, Art Front, sposa apertamente il Realismo sociale. Rothko, al contrario di Pollock, proprio non può starci: l’idea della pittura come ancella della Storia, del Progresso e del Radioso Futuro Proletario gli sembra terribile”. Gli artisti pro Biden riflettano, se in grado.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
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