di Camillo Langone
Liberarsi dal clero ipocredente e ipermondano
Possibile che la croce dia più problemi in un seminario che nel mondo laico della scuola?
di
30 MAY 20
Ultimo aggiornamento: 10:00 AM

(foto LaPresse)
“Possibile che nel mondo laico della scuola nessuno avesse fatto problemi per la mia croce e, invece, in un seminario, dove si preparavano i futuri sacerdoti, una croce era così fastidiosa e problematica?”. La domanda di don Sabino Decorato, autore di “Chiesa in libera uscita” (Fede & Cultura), è retorica. Se esiste un ceto avverso alla croce di Cristo questo è il clero diocesano. Il sacerdote novarese racconta il suo periodo in seminario, primi anni Zero, reso difficile dall’ostilità dei superiori verso chi portava la croce e l’abito ecclesiastico. Novara o Milano o Parma non cambia, la dissacrazione è quantomeno nazionale: oltre ad aver perso una parrocchiana, il parroco di Silvia Romano nelle interviste sta perdendo anche il colletto, e davanti a una chiesa dove passo spesso siede abitualmente un prete indistinguibile da un barbiere di paese in attesa di clienti, qualcosa di una profanità inguardabile, e siccome non posso scavalcarlo né salutarlo né litigarci, allungo e se ho tempo vado dai frati. Se non ho tempo di spingermi fino ai conventi francescani rinuncio alla preghiera in chiesa e ripiego sulla preghiera in casa: liberaci dal clero ipocredente e ipermondano che si frappone fra Cristo e il nostro bisogno di Cristo.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
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