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di Camillo Langone

La vera colpa di Achille Lauro sono i suoi tatuaggi in faccia

Chi si colora il corpo da giovane in modo indelebile si inchioda per sempre all’inevitabile ignoranza di quell’età
di
8 FEB 19
Immagine di La vera colpa di Achille Lauro sono i suoi tatuaggi in faccia

Achille Lauro (foto LaPresse)

Ce l’ha stampata in faccia la sua colpa. No, non è la droga a cui dicono alluda la sua “Rolls Royce”. Di canzoni stupefacenti c’è una bella tradizione, perfino sanremese, e penso a “Per Elisa” del magnifico trio Alice-Franco Battiato-Giusto Pio. Soprattutto, molte tossicomanie sono reversibili: drogarsi a diciott’anni e smettere a trenta è una parabola comune. La vera colpa di Achille Lauro sono i tatuaggi sul viso. Perché se ti tatui a diciott’anni resti tatuato anche a trenta, anche a quaranta, anche a ottanta se ci arrivi. So bene che di Dio non gliene frega più niente a nessuno, quindi non userò Levitico 19,28 invano. Userò argomenti più terreni: tatuarsi a diciott’anni significa inchiodarsi per sempre all’inevitabile ignoranza di quell’età. Cambierai mille volte idea ma il tatuaggio non cambierà mai, starà sempre lì a dirti, e a dire, quant’eri scemo. Un tatuaggio è conformismo, zavorra, sclerosi intellettuale. Invitare un tatuato a Sanremo è corruzione giovanile, istigazione a sfregiarsi. Non si regalino fiori se non crisantemi su quel palco: non lo si chiami festival, lo si chiami funerale delle facce pulite.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).