Viva il collezionismo, conservatorismo purissimo
Senza i collezionisti quasi tutti maschi e tutti invariabilmente fissati, tantissima bellezza si perderebbe perché i musei arrivano a giochi fatti. L'esempio di “Pagine da collezione”

I progressisti si accontentino della tecnica, i conservatori vadano a vedere la mostra “Pagine da collezione” al Labirinto di Franco Maria Ricci. Io, che pure ho un Samsung ultimo modello e guato la nuova Jeep Wrangler piena di sensori e connessioni, ci sono andato e ho capito che davvero il collezionismo è “una lotta contro la dispersione” (Walter Benjamin), la costruzione di “un’arca di Noè salvatrice” (Phillip Blom). Conservatorismo purissimo. Senza l’impegno totale di un piccolo e vecchio signore di Busseto, Corrado Mingardi, collezionista di libri d’artista non particolarmente ricco (di mestiere faceva il bibliotecario), forse non avrei mai visto un libro firmato Picasso o Matisse, Soffici o Depero, né le tavole sciolte del “Miserere” di Rouault (il mio preferito). Senza questi collezionisti quasi tutti maschi e tutti invariabilmente fissati, tantissima bellezza si perderebbe perché i musei arrivano a giochi fatti, limitandosi a certificare, nel migliore dei casi a custodire, quanto acquistato inizialmente dai privati. C’è sempre il momento in cui una determinata opera d’arte è al contempo fuori moda e fuori museo: se lì non intervenisse il collezionista, col suo folle amore, col suo inspiegabile fiuto, ecco un oggetto in più nella discarica. Siano lodati i collezionisti e in particolare quelli come Mingardi che infine offrono al mondo quanto raccolto con tanto sforzo. Al Labirinto di Fontanellato, Parma, fino al 24 marzo 2019.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).

