Strade, sangue, chiese. Il Gargano fa piangere

Non da oggi, da settimane mi ispira un pianto, un lamento, una litania
11 AGO 17
Ultimo aggiornamento: 08:04 | 10 AGO 20
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Non da oggi, da settimane il Gargano mi ispira un pianto, un lamento, una litania. A causa delle strade, in verità pessime non solo nel promontorio ma nell’intera provincia di Foggia: in luglio saltavo sulle buche dalle parti di Zapponeta e pensavo che migliore dissuasione per il turismo ricco in Ferrari e Lamborghini e Porsche 911 non ci poteva essere. Oltre Margherita di Savoia non c'è più legge? Sicuramente non c’è più asfalto. A causa del sangue: avevano appena ucciso un pizzaiolo a Vieste, in pieno giorno, in pieno centro, e giustamente c'era polizia dappertutto: non avevo bevuto, non trasportavo droga, forse mi ero perfino ricordato di pagare il bollo, ma non è mai piacevole essere fermati a un posto di blocco. A causa della Chiesa: a Manfredonia, che del Gargano è porta e capoluogo, nemmeno l’antica cattedrale risultava guardabile (massacrata da una superfetazione anni Sessanta), l’unica era andare a Siponto per vedere la basilica in rete zincata che Edoardo Tresoldi ha posato sui resti del tempio paleocristiano. Un capolavoro dell’arte contemporanea, un merletto metallico e gigantesco, soprattutto una metafora del cattolicesimo italiano ridotto a guscio vuoto, osso di seppia, scheletro, fantasma. E siccome non si può, né si deve, piangere sempre, prego che facciate in tempo a prenotare in Riviera Romagnola.