Caro Giuli, il teatro vive di passione. Ma non ci si paga l’affitto

A Campi Bisenzio, prima di "L’isola di Arturo" con Iaia Forte, i lavoratori hanno raccontato la precarietà di un settore in cui anche dieci anni di esperienza valgono solo 1.400 euro al mese. Il 9 novembre porteranno a Roma la protesta per il rinnovo del contratto

28 OTT 26
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Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli davanti al teatro Sannazaro di Napoli (Ansa)

Caro ministro Giuli, lunedì sera sono andato a teatro. A Campi Bisenzio, sono un habitué della Misericordia e del Teatro, intitolato a due genii locali, il fiorentino Dante Alighieri e il campigiano Carlo Monni. C’era Iaia Forte e leggeva e mimava un adattamento dell’Isola di Arturo, l’aveva letto anche per un audiolibro – 16 ore – ma qui era lei intera, corpo, mani, anima e cuore. Lo spettacolo però cominciò con uno schieramento di sette otto personaggi – non avranno inventato un coro, lei e Carlotta Corradi, mi chiesi allarmato – no, erano lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, persone, giovani piuttosto, che “dietro le quinte, negli uffici e sul palcoscenico, lavorano ogni giorno per produrre, programmare e mettere in scena ciò che state (stavamo, nota mia) per vedere e ascoltare”.
Gentilmente e accoratamente, la portavoce illustrò il bizzarro equivoco per il quale chi lavori a cose culturali – come, per eccellenza, il ministro della Cultura – viene immaginato mosso, com’è, dalla passione, e però ripagato dal privilegio di praticare quelle belle cose. E obiettò che “non c’è niente di divertente nel non riuscire ad arrivare a fine mese, e nel constatare che anche dopo oltre dieci anni di esperienza, e centinaia di progetti realizzati, il massimo cui aspirare è un salario di 1.400 euro al mese a tempo pieno. Il contratto nazionale è fermo dal 2018, l’inflazione ha rosicchiato il 23 per cento del potere d’acquisto”. La controparte, associata con la sigla Federvivo – i datori di lavoro dello spettacolo dal vivo – ha ventilato, nel corso di trattative protratte a vanvera per due anni, aumenti “di poche decine di euro all’anno”. La portavoce annunciò dunque per l’indomani, martedì 27 ottobre – ieri, cioè – una giornata di sciopero generale, indetto dai sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil.
E ha concluso augurandoci buono spettacolo.
Sono usciti di scena, molto applauditi - una conferma: gli applausi non dant panem – senza dibattito, sicché non so se e quanto, come mi sembra ragionevole, lei, ministro della Cultura, abbia voce in questo capitolo. Rincasato – gran luna piena, in memoria di Cyrano – ho cercato altre notizie. Ho trovato accenni a una proposta di aumento del 18 per cento distribuito in tre anni e niente arretrati. Va bene, caro ministro, mi figuro che lei sappia tutto, e che i teatranti dal vivo le stiano a cuore, del resto il 9 novembre verranno a manifestare a Roma: direttrici e direttori di scena, aiuto-registi, attrici e attori, danzatrici e danzatori, mimi, capo macchinisti, direttrici e direttori d’orchestra, capi elettricisti, capi fonici, light designer, assistenti di regia, impiegati e impiegate in amministrazione, segretarie di compagnia, sarte, foniche, costumiste, parrucchiere, truccatrici, tecnici o suggeritori, allieve attrici e allievi attori. I cortei si moltiplicano di questi tempi, ma quello, chi non vorrebbe vederlo e applaudirlo?
Poi c’è stato lo spettacolo. L’Isola di Arturo era arrivata altre volte sul palcoscenico, con una voce maschile, com’è nel romanzo quella di Arturo. Recitato da Iaia Forte fa sentire insieme la voce di Arturo e la lingua di Elsa, gran bella emozione. Applausi serenamente prolungati: mancava ancora un’ora e mezza all’inizio dello sciopero.