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L’Ucraina in guerra e la santa alleanza di bambini, cani, gatti e altri animali
In Ucraina sono vietati persino i fuochi d'artificio, mentre il rumore dei bombardamenti terrorizza uomini e animali. La storia dell'associazione 12 Guardiani, che ha salvato oltre 28 mila animali abbandonati nelle zone del fronte, rischiando la vita tra droni e artiglieria
24 OTT 26

Un po’ dappertutto le restrizioni all’uso dei fuochi d’artificio rumorosi e rischiosi si moltiplicano, benché non abbastanza, motivate soprattutto dallo spavento che provocano in cuccioli umani e di altri animali, domestici o selvatici, oltre che al rischio di incidenti, ferite, incendi, danni ambientali. In Svizzera, dove l’estate scorsa sono stati del tutto vietati, un sondaggio appena pubblicato dà una gran maggioranza favorevole alla loro totale abolizione – 62 contro 33 per cento, e il 6 di indecisi. Divieti rigorosi, con deroghe solo ad autorità pubbliche e in poche date speciali, sono in vigore in Olanda, in Australia, in Irlanda e altrove.
Piuttosto singolarmente, anche in Ucraina, grazie a una legge – numero 7438, dell’aprile 2023, dunque già a più di un anno dall’invasione – rafforzata poi dal riferimento al contesto della legge marziale. (Eccezioni sono previste solo per le forze armate e la polizia). Quando il frastuono dei veri micidiali bombardamenti è quotidiano, la concorrenza dei fuochi d’artificio diventa irrisoria ed equivoca. Lo spavento di bambini e animali, di terra e di cielo, non conosce tregua. Abbiamo imparato che gli ucraini hanno un grande amore per i loro cani e i loro gatti e gli altri animali con cui convivono. Ogni nuova evacuazione di un territorio minacciato da un rischio troppo alto può costringere ad abbandonarli, destinati a divenire randagi, feriti, malati, affamati. Succede spesso che donne e uomini anziani non si rassegnino a fuggire, neanche quando la linea del fuoco li ha raggiunti, per non lasciare i loro animali.
C’è fra le altre un’associazione di beneficenza, 12Vartovykh (vuol dire 12 Guardiani, il nome del tempo di pace, quando pensavano di restaurare 12 castelli), fondata nel 2019 da una giovane donna, Lala Tarapakina, con propositi di turismo legato al patrimonio culturale. Dallo scoppio della guerra si è convertita al soccorso degli animali, e si è impegnata soprattutto nelle zone del fronte, nel Donetsk, a Kharkiv, a Kherson – e alla diga di Kakhovka nel disastro del giugno 2023. A volte gli umani hanno dovuto fuggire così improvvisamente da lasciare i loro animali legati o recintati.
Persone diventate esperte, sanno chiamare gli animali che non vedono l’ora di tornare alle carezze, e persuadere quelli che vogliono tenersene a distanza e mostrare i denti perché hanno imparato la lezione peggiore. L’associazione vanta, meritatamente, di aver messo in salvo più di 28 mila animali, e di averne curati variamente, vaccinando, sterilizzando, ospitandoli in rifugi, trasportandoli in regioni più sicure e cercando nuove famiglie adottive, almeno diecimila all’anno. Persone volontarie, dedite a questa missione, ne sono morte, una clinica veterinaria a Kramatorsk è stata bombardata l’anno scorso, un rifugio a Zaporizhia quest’anno. Collaborano con altre fondazioni, come la “Animal Rescue Kharkiv”, sulla linea del fronte o nella “zona grigia” retrostante. Collaborano coi militari, ma evitano di metterli in pericolo: “Hanno il loro daffare, e noi il nostro”. (Del resto i militari al fronte hanno i loro gatti e cani mascotte). Corrono rischi enormi, in luoghi in cui qualsiasi cosa si muova diventa un bersaglio. Dice, Lala T., che: “Quello che ne riceviamo è più di quello che diamo”.
Posso immaginare il sarcasmo sul lusso capriccioso di correre dietro agli animali mentre si fa strage, là e qua, di bambini. Sventurati, che non sanno vedere la peculiare santa alleanza di bambini, cani, gatti e altri animali. E poi, “la guerra non l’hanno cominciata loro”.