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Le galere, l’esilio, Solidarnosc. Lode a Adam Michnik e ai suoi fratelli
Venerdì 23 ottobre a Forlì si svolge l'incontro fra Wlodek Goldkorn e Adam Michnik, protagonista del peculiare Sessantotto d’oltrecortina
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Adam Michnik (foto LaPresse)
E’ in corso a Forlì, dal 21 al 24 ottobre, l’annuale edizione, la XIII, del 900fest, che ha per tema “Europa. Che fare?”. Il festival è promosso dalla Fondazione Alfred Levin, cui sono legate imprese come la preziosa rivista mensile “Una città” e la Biblioteca Gino Bianco, che ospita i fondi di tanti intellettuali e militanti socialisti e libertari (Caffi, Chiaromonte, Bianco, Lisa Foa…), e mette in rete un vastissimo repertorio di riviste culturali, politiche e di costume, dell’Otto e Novecento.
Trovate facilmente il programma degli incontri on line. Io qui voglio citare il dialogo sull’Altra Europa, che si svolgerà oggi, alle 17, nel Salone Comunale, fra Adam Michnik e Wlodek Goldkorn. E farne, scusandomi per l’assenza, un saluto al mio vecchio e caro amico Michnik, e un augurio per gli 80 anni che ha appena compiuto. Michnik è infatti nato nel 1946 a Varsavia, e là fu protagonista del peculiare Sessantotto d’oltrecortina, e scoprì grazie all’antisemitismo del regime di essere ebreo. Era stato precoce: nel 1965 era già stato arrestato, imputato quale fondatore del “Club degli indagatori delle contraddizioni”, nel ’68 espulso dall’università e incarcerato – si sarebbe laureato, in storia, solo dieci anni dopo. Nel 1976 fu tra i promotori del KOR, il Comitato di Difesa degli Operai, e del giornale clandestino “Robotnik”. Andò dentro e fuori dalle galere, e ne fece buon uso per studiare il passato e per sgombrare il presente dal settarismo e dal dogmatismo.
Fondò nel 1989 il quotidiano, Gazeta Wyborcza, che divenne il più influente nel paese, lo diresse fino al 2004 e continua a scriverci. Della fratellanza di persone audaci e intelligenti che con lui animò la vita culturale polacca, popolò le sue galere, conobbe l’esilio, fomentò e partecipò della rivoluzione di Solidarnosc, ricordo solo due nomi specialmente cari: quello del bundista, vicecomandante dell’insurrezione del ghetto, l’eroe sdegnoso scorbutico e generoso, Marek Edelman (1919-2009), e quello del “fratello maggiore, e maestro” di Adam, Jacek Kuroń (1934-2004). In loro, quando recedemmo dalla superbia di sentirci pretendenti alla rivoluzione nella sola parte di mondo in cui fosse autentica e possibile, ci riconoscemmo come in uno specchio, felici di trovarci nei panni dei fiancheggiatori e degli alunni. Lezione rinnovata dal nostro tempo supplementare, e dal modo in cui la vicissitudine ucraina ha rimesso all’ordine del giorno la ricchezza tremenda del centro d’Europa.
Ho un grande affetto per Adam Michnik, una gran fiducia nella sua brillante inesorabile libertà di pensiero, e nel suo leale disinteresse. Mi rallegro di aver condiviso una così lunga durata con un tipo come lui, e così da vicino, nello stesso continente.
Si troverà a casa oggi a Forlì, si troveranno a casa con lui.