Rubriche
Piccola posta •
L’AI al servizio dell’architettura, senza invadenza. Lezioni da Mario Spada
Architetto e urbanista, fu fra i più bei protagonisti del famoso Sessantotto. Due libri e l'Utopia
7 OTT 26

Foto di Adrian Botica su Unsplash
Ricevo due libri recenti, in formato album, scritti e disegnati da Mario Spada: uno su “La Roma barocca in punta di penna”, l’altro ancora su Roma, quella di oggi, laboratorio de “La città intelligente” (iacobellieditore). Spada è architetto e urbanista, e fu fra i più bei protagonisti del famoso Sessantotto, di cui mise presto a frutto, a festa finita, la capacità di mettersi nei panni altrui per stare meglio nei propri. Scopro che ha messo a frutto, con un lucido entusiasmo, una quantità di conoscenze e riflessioni, che vanno da esperienze di cooperazione africana fino all’intelligenza artificiale, Gemini, chiamata per tempo a collaborare con lui, tenendone a bada l’invadenza. Con una fedeltà affettuosa ad Albert Einstein: “I computer sono incredibilmente veloci, accurati e stupidi. Gli umani sono incredibilmente lenti, non accurati e intelligenti. I due insieme costituiscono una forza incalcolabile”. A metà degli anni ‘90, sindaco di Roma Rutelli e assessore all’urbanistica Mimmo Cecchini (a lui il testo della “Città intelligente” è dedicato), Spada, a capo di un Ufficio apposito, poté mettere alla prova le idee che aveva ricavato dalle ispirazioni più diverse, l’ottusità distruttiva della catena di montaggio e la Teoria della complessità, e la Qualità totale, l’Intelligenza collettiva (“Nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa, la totalità del sapere risiede nell’umanità”) fino al Calcio Totale dell’Olanda di Cruijff, in cui “il tutto era superiore alla somma delle parti”.
E infine l’IA: per arrivare a pensare un Hub del sistema urbano, passante attraverso le scuole di ogni ordine e grado, neuroni di una città intelligente davvero. Illustrata da mappe e disegni chiarissimi, è la storia di una rete di laboratori di quartiere in cui informazione circolare e funzioni decentrate vogliono sostituire il controllo centralizzato. Dai quartieri – l’Esquilino, il primo – a piani particolari – la riqualificazione dei Mercati Generali – ai manuali di autoprogettazione distribuiti a tutte le scuole, alla “periferia partecipata” di Corviale e Primavalle, alla ingegnosa modifica della viabilità elaborata da un pensionato esasperato dal frastuono del traffico sotto la sua finestra, alla indicazione dei percorsi di prossimità migliori o all’impiego dei cartoncini cattura-smog affidati agli scolari delle primarie, ciascun paragrafo è corredato dal QR code corrispondente, vivacemente accessibile anche a me, dunque a chiunque. A me l’idea delle “scuole aperte”, altrettanti centri civici, “ambienti di prossimità”, in cui alla trasmissione verticale del sapere succeda un’interazione continua tra soggetti umani, alunni e docenti “facilitatori”, e i modelli digitali, videogiochi compresi, sembra splendida, così come mi sembra poetica l’idea della città come un organismo vivente e intelligente - di Roma intelligente. E scoprire che in qualche misura è già successo. (Roma se n’è sentita dire di tutti i colori: “nun fa’ la stupida stasera”, “Roma puttana”, “quanto sei bella Roma”, “ladrona”... - ma intelligente mai. Era ora).
Sconfina nell’Utopia? Meno di quanto facciano fraintendere queste mie righe, e comunque nell’Utopia siamo già fino al collo. Del resto la lezione di Spada non esita ad approdare alla Costituzione della Terra promossa soprattutto da Luigi Ferrajoli. La vera partita riguarda l’amicizia o l’inimicizia con l’Intelligenza artificiale: un pareggio, per il momento, e forse nemmeno. Qualunque previsione si faccia, coltivare il proprio quartiere resta l’impegno più degno.
Poi c’è la questione della bellezza. La questione di Bernini e Borromini. Per la quale rimando al volume sul barocco e sulla prospettiva geometrica, aritmetica, geografica e artistica che conduce all’infinito. Il barocco è proverbialmente il più inafferrabile dei movimenti, e insieme il più evidente. Se dovessi spiegarlo a una bambina, non troverei di meglio che farle guardare i disegni e leggere i testi, quasi svelte ed esatte didascalie, dell’album di Spada. Dunque anche ai grandi.