L'inaspettato a due passi da casa

Succede spesso, in Italia e tanto più a Firenze, di trovarsi in luoghi che suscitano ammirazione e devozione, e incutono soggezione. Si rischia di farci l’abitudine, ma capita sempre di imbattersi in qualcosa che non lascia indifferenti 

3 OTT 26
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(Foto Ansa)

Succedono cose imbarazzanti a uno come me che vive a ridosso di Firenze da mezzo secolo e si bea di chiese musei gallerie palazzi e monumenti e per un certo numero di anni insegnò, come sapeva, all’Accademia di Belle Arti. Succede che, invitato a partecipare alla presentazione di un libro, con altre persone più titolate di me, all’Accademia delle Arti del Disegno, nel palazzo già dell’Arte dei Beccai, proprio dirimpetto a Orsanmichele, al lato del San Giorgio di Donatello, devo confessare a me e al mio scandalizzato ospite, Gaspare Polizzi, di non averci mai messo piede prima d’oggi.
Per fortuna sono arrivato in anticipo, e ho il tempo di visitare, accanto alla sala del nostro incontro, quella della mostra, dov’è permanentemente dall’anno scorso il gran tronco di un Dio Fluviale, modellato attorno al 1525 da Michelangelo. Deliberatamente mutilo di testa braccia e piedi, è di terra cruda mescolata, per compattarla, a crini di cavallo e cimature di panni, e non fu mai realizzato nel marmo, com’era in programma, per la Sagrestia Nuova di San Lorenzo, quella delle Tombe Medicee.
E nella sala adiacente in cui parleremo avremo alle spalle, a pochi centimetri dai nostri seggioloni, due parti del monumentale affresco (staccato) del Pontormo, coevo del Dio Fluviale di Michelangelo, che raffigura una Crocifissione con la Madonna e i Santi Giovanni Evangelista, Giuliano e Agostino – la terza parte forse è partita per la gran mostra romana.
Càpita spesso, in Italia e tanto più a Firenze, di trovarsi, pubblico o relatori, in luoghi che suscitano ammirazione e devozione e incutono soggezione. Si rischia di abituarsi. L’altra sera però, nel paio d’ore che è durata la nostra conversazione, non ho dimenticato nemmeno per un minuto quel vecchio muscoloso e mutilato, bianco di biacca, di Michelangelo, il Terribile, restato al buio nella stanza accanto, con la porta chiusa: chissà se abbastanza da non fargli arrivare le nostre voci.