Tullio Pericoli, che sorvolando la tela inventò i droni

Il pittore marchigiano compie 90 anni, "La bella età". Per tutta la sua carriera ha esplorato i paesaggi in lungo e in largo, fino a fondere il sopra e il sotto

30 SET 26
Immagine di Tullio Pericoli, che sorvolando la tela inventò i droni

Foto ANSA

Faccio anch’io gli auguri più affettuosi a Tullio Pericoli, che tocca i suoi 90 anni. E in un nuovo libro di “Note di lavoro” per la Piccola Biblioteca Adelphi li chiama “La bella età”, e li illustra. Per esempio, con un dettaglio di un Paesaggio del 1981 in cui, matita e acquerello, aveva inventato e disegnato esattamente un drone, guardandosi dal nominarlo così, un cui raggio di trattini colpiva la cima di una collina e rimbalzava in alto a formare forse un arcobaleno forse un aquilone e comunque una cosa colorata che sa volare o starsene in cielo a fare, come un gheppio, lo spirito santo. (Era sulla copertina del libro del 2013 sui “Paesaggi”).
Nel 2018, in occasione di una gran mostra di Paesaggi ad Ascoli Piceno, Pericoli aveva spiegato così il proprio lavoro: “Il mio paesaggio è quello dell’Italia Centrale, un paesaggio che ha ispirato tantissimi artisti fin dal 1200. … Dapprima, mi sono comportato come una talpa o un lombrico che lavora sottoterra, mangiando tutto lo spazio in cui si muove. Allo stesso modo, io mi sono aggirato all’interno del paesaggio per capire come era fatto sotto. Nascono così le Geologie, che sono come delle sezioni di paesaggio. Poi, piano piano, sono riemerso e ho, per così dire, preso il volo, come un uccello, iniziando a guardare il paesaggio ora dall’alto ora da molto basso, con evoluzioni che mi permettessero di leggerne la forma superficiale conoscendone quella interna. Nei miei lavori c’è sempre questo accostamento tra il dentro e il fuori, come se il paesaggio fosse una linea aritmetica che separa un numeratore dal denominatore. Il risultato è una combinazione dei due termini e una sintesi tra quello che c’è sopra e quello che è successo sotto”.
Nel 1502 Leonardo rivide la pergamena con la pianta di Imola, “a volo d’uccello”, disegnata da un ingegnere lombardo mezzo secolo prima. Una meravigliosa opera di cartografia e di paesaggio, benché anche Leonardo fosse lì in veste di ingegnere militare al servizio di Cesare Borgia. Mezzo millennio dopo, il paesaggio è diventato affare di droni e satelliti. Non avevamo mai visto così bene, nelle viscere della terra e nell’alto dei cieli. “Il drone... La sua forma ci è familiare, l’abbiamo ripetutamente incontrata nella pittura antica. Sembra la figura dello Spirito Santo, ma questo nuovo essere può anche prendere gli abiti dell’Angelo sterminatore che con i suoi raggi luminosi uccide e distrugge, e lo fa lasciando all’oscuro le nostre coscienze, affrancandoci dalle responsabilità. Il male che produce non è più nostro, è solo suo. Agisce per noi ma non siamo più noi a comandarlo. C’è un’intelligenza esterna che lo guida, costruita da noi ma ormai non più nostra. Anche le parole della rete vagano come droni, colpiscono anonime e senza responsabilità. I muri dell’indifferenza sono sempre più alti”.
A Tullio Pericoli e alla sua bella età le mie parole dalla rete, attaccate alla differenza.