L'incontro con Cesare Moreno e l'importanza del caso

L'educatore campano è una di quelle rare persone che quando a un tipo ordinario succede di dire una frase qualunque: “Chissà come fanno i girasoli a girarsi sempre da quella parte…”, lui te lo dice come fanno

24 SET 26
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Ho incontrato Cesare Moreno per la prima volta da quando lui ha ottant’anni. Ero curioso di vederne l’effetto. Cesare è una di quelle rare persone che quando a un tipo ordinario succede di dire una frase qualunque: “Chissà come fanno i girasoli a girarsi sempre da quella parte…”, o “Chissà come fanno le rondini a convocarsi su quel filo per ripartire insieme...” eccetera, lui te lo dice, come fanno. E tu sei incerto, grato di venirlo a sapere, un po’ seccato che ti abbia tolto il piacere di non saperlo e tenerti cara la meraviglia. Gli ho raccontato che a casa mia, casa colonica naturalmente abitata da innumerevoli ospiti, stanziali o stagionali, gechi, calabroni nel camino, topi di campagna, cinciarelle alle finestre, lucertole di cucina, pesciolini d’argento, porcospini di passaggio, e una volta una piccola volpe ha sbagliato strada ed è salita fino al piano di sopra e poi non sapeva che fare, né lei né io, insomma ora un popolo di formiche minuscole invade il soggiorno, sale su sedie, divano, tavolino, libri, e così come improvvisamente compare improvvisamente sparisce. Sono troppo piccole e troppo impegnate per irritarmi, e così ingegnose da incuriosirmi: stavo attento alle briciole lasciate cadere, e dopo un po’ le ho lasciate cadere apposta, per vederle arrivare fulmineamente, spazzare e sparire.
Lo racconto a Cesare, e lui mi spiega come fanno. Fanno così, che mandano in avanscoperta le loro esploratrici, in tutte le direzioni, del tutto a casaccio, finché qualcuna trova e immediatamente, feromoni eccetera, avverte la centrale, che manda il grosso del personale, a smaltire il bottino. Insiste Cesare sull’importanza che ciò avvenga a casaccio, a tentoni, senza ipotesi di lavoro, senza progetto preliminare – andare in una direzione o nell’altra, annusare di qua o di là – e che questo è esattamente il metodo con cui procede ormai pressoché ogni avventura nella tecnologia e nella politica contemporanea. A casaccio. Mi sono sempre chiesto come faccia Cesare, con il daffare che ha, dispersione scolastica maestrame di strada e tutto, a imparare qualunque cosa con questa combinazione di attenzione scientifica e di spirito pratico, capomastro e fisico teorico. Devo ricordarmi di chiederglielo.
Adesso starò attento a cogliere le avanscoperte delle formichine nel mio soggiorno. Intanto mi sono ricordato di una parabola sul diluvio riveduta da Kafka in una lettera a Milena, se non sbaglio. Dice, più o meno: Una colomba fu mandata fuori a cercare il verde, non lo trovò, e tornò dentro.