“Vergogna per altri”. Un legame più forte dell’amore

Dal medio oriente alla Russia. Oppressi dalla guerra, dalla colpa e dal rimorso. “Quando qualcuno fa qualcosa di imbarazzante ma a vergognarti sei tu”
10 SET 26
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Foto ANSA

L’ultimo libro di Carlo Ginzburg per Adelphi è una raccolta intitolata “Il vincolo della vergogna”, come il saggio di apertura, una decina di pagine, che risale al 2010. L’inizio è ormai famoso: “Molto tempo fa mi sono reso conto improvvisamente che il paese al quale apparteniamo non è, come vuole la retorica, quello che si ama, ma quello di cui ci si vergogna, o di cui ci si può vergognare. La vergogna può essere un legame più forte dell’amore”. Ginzburg ricordava l’incontro di Primo Levi e un gruppo di sopravvissuti di Auschwitz con i liberatori, quattro soldati dell’Armata Rossa a cavallo. “Non salutavano, non sorridevano, apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volontà buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa”.
Nell’agosto 2025 Ginzburg aveva aggiunto mezza paginetta di Post scriptum. “L’orrendo massacro del 7 ottobre avrà generato un senso di vergogna negli uomini e donne appartenenti a comunità palestinesi che non si sono riconosciute nelle violenze perpetrate da Hamas. Ma la feroce, criminale risposta del governo Netanyahu, segnata dalle stragi di bambini e di adulti ridotti alla fame nella Striscia di Gaza, ha suscitato un senso di vergogna sia in Israele sia nella diaspora ebraica: per esempio, in un italiano ebreo come il sottoscritto. Come porre fine a questa tragedia? Le soluzioni che vengono proposte dal governo israeliano sono ripugnanti, e alimentano l’antisemitismo, ripugnante sotto qualsiasi forma”.
Martedì il ministro Ed Milliband, responsabile degli esteri per il Regno Unito, ha tenuto un importante discorso, rivendicando il proprio ebraismo. Ha evocato la vergogna: “La fede nei diritti e nelle libertà dei popoli israeliano e palestinese suscita in molti, me compreso, un profondo senso di vergogna per quanto è accaduto in Palestina. La nostra critica non è rivolta al popolo di Israele, ma alla condotta del suo governo”. Era il giorno in cui abbiamo letto della telefonata di 45 minuti di Mohammed bin Zayed che Netanyahu tenne per sé.
Il 14 gennaio 2024, a Mosca, fu investito mortalmente sulle strisce Lev Rubinštein, 76 anni, poeta, saggista, ebreo, attivista per i diritti civili. Aveva chiesto perdono agli ucraini per la vergogna di cui si copriva la Russia.
Sta viaggiando per l’Italia un famoso scrittore ucraino, Artem Chapeye è il suo pseudonimo letterario, ha 44 anni, il suo libro, “La gente normale non va in giro armata” (il titolo originale era “Non nati per la guerra”) è stato pubblicato da “Altrecose” nella traduzione di Alessandro Achilli. E’ il rapido vivace racconto di un pacifista femminista e di sinistra, innamorato di sua moglie e dei loro bambini, che decide di non poter fare a meno di arruolarsi. E lo spiega con la vergogna, che cita nella versione invalsa in russo o in ucraino, “vergogna spagnola”. Non è chiaro da dove venga, gli spagnoli, come succede, non lo sanno, dicono “vergüenza ajena”, per significare la vergogna che si prova per qualcosa commessa da altri, una “vergogna per altri”. “Quando qualcuno fa qualcosa di imbarazzante ma a vergognarti sei tu”. Accompagnando sua moglie e i bambini in fuga all’inizio dell’invasione, incontra in un paesino “un contadino magro e baffuto poco lontano dalla pensione, aveva gli occhi grigi e buoni, un incisivo d’oro e una stretta di mano possente. Le mani belle callose... Ed ecco che la sera quel contadino era stato richiamato nell’esercito. Gli uomini di campagna che avevano fatto il militare venivano radunati davanti al municipio, gli veniva messo in mano un fucile e poi erano spediti, per il momento, ai posti di blocco nella zona. Ora che sto scrivendo queste righe, quel signore è in un ospedale militare. E’ stato ferito combattendo contro i russi a Bachmut. /.../ Vidi come si comportò il figlio di quell’uomo, quando seppe che suo padre anziano era stato richiamato. ... Quel figlio era appena tornato in paese per nascondersi. Avendo sentito che il padre era stato preso nell’esercito, si era fatto piccolo piccolo per non farsi notare. Quando gli chiesi se poteva riaccompagnarci sulla strada principale, mi disse a bassa voce che non voleva passare dai posti di blocco. Così ci accompagnò una donna, che non rischiava di essere arruolata. Non sto giudicando nessuno, ma io non volevo essere così”.
Non vorremmo essere così.