Se Thomas Mann avesse saputo del lato omoerotico di Luigi Settembrini

Il filo rosso tra “i neoplatonici” e la “Montagna incantata”. Naturalmente non poté sapere di questo versante dell’umanista Settembrini. Del quale aveva bensì parlato con Benedetto Croce, anni prima che lo scartafaccio “lubrico” dei Neoplatonici venisse fuori. A posteriori, è un gran peccato

5 SET 26
Immagine di Se Thomas Mann avesse saputo del lato omoerotico di Luigi Settembrini

Thomas Mann (foto Epa, via Ansa)

Le circostanze mi ci avevano riportato, e sono tornato a leggere "La montagna magica". Con una curiosità particolare, perché avevo incontrato in ritardo una notizia “piccante” su Luigi Settembrini (1813-1876), il patriota, scrittore, cospiratore, condannato a morte ed ergastolano che, nonostante le smentite di Mann, aveva fatto da modello, insieme a suo nonno avvocato e a suo padre giacobino a sua volta carcerato (e ad altri, soprattutto Mazzini) per il Settembrini del romanzo che vuole formare il giovane Hans Castorp a sua immagine, e ai fini della felicità universale.
In galera, il vero Settembrini aveva tradotto I dialoghi di Luciano di Samosata. La notizia “piccante” risale al 1937, quando Raffaele Cantarella, grecista e papirologo (e padre di Eva) trovò nella Biblioteca nazionale napoletana un manoscritto intitolato "I neoplatonici", presentato come la traduzione dell’opera di un Aristeo di Megara, in realtà d’invenzione di Settembrini. Si trattava – lo si legge gratis su Wikisource – di uno svelto racconto della crescita comune e dell’amore omosessuale di due maschietti ateniesi coetanei, del suo svolgimento in un felice episodio pederastico con un maestro filosofo, e dell’approdo alla conoscenza sessuale della donna e delle rispettive donne, senza che il loro legame amoroso venisse mai a perdersi. “I due amici non più seguirono Platone, che vuole la comunione della donna, ma vollero seguire le leggi della loro patria e seguire amore: e ciascuno d’essi amò ed onorò la donna sua. Pure, essi si amarono sempre tra loro, e sino alla vecchiezza di tanto in tanto per qualche occasione trovandosi nel medesimo letto confondevano i piedi e si abbracciavano come nei primi anni della loro giovinezza”.
Sorpresa e scandalo fecero sì che i letterati messi a parte della cosa, fra loro Benedetto Croce, scegliessero di tacerla, per non ferire la reputazione di quell’eccellente sposo e padre (sul serio) e “martire dei Borboni”. L’operetta fu pubblicata per la prima volta solo nel 1977 da Rizzoli, annotata spericolatamente da Manganelli, e poi nella Memoria Sellerio nel 2001, annotata da Beppe Benvenuto, e nei Classici dell’omosessualità della BUR, 2006 e più volte ancora. I primi lettori si preoccuparono che Settembrini svelasse, dietro la finzione letteraria, una propria vocazione omoerotica e anzi, poiché si credeva (sbagliando, pare) che l’avesse composta nell’ergastolo di Santo Stefano, la memoria di qualche pratica carceraria. La pruderie appare decisamente incoerente con il sereno e benevolo racconto – esplicito e anche ingenuo nella descrizione degli amplessi – dell’iniziazione dei due bellissimi e valorosi Dioscuri reincarnati. Studi più recenti vi hanno rintracciato temi e situazioni di carmi di Catullo (55 e 56, ne ha scritto Andrea Capra, Acme 1-2, 2025, e lì la bibliografia). Capra, che insegna a Durham e a Milano, e la grecista Barbara Graziosi, che insegna a Princeton, hanno anche pubblicato in inglese Classics, Love, Revolution. The Legacies of Luigi Settembrini, Oxford University Press 2024 – che purtroppo non ho letto.
(Non ho letto nemmeno "I Settembrini. Patrioti, letterati, gay e scavezzacollo", 2022, della versatile giornalista e scrittrice Barbara Minniti – Miss Marx, fra i suoi lavori. Una biografia pop, che ruota intorno a un solo interrogativo: Luigi Settembrini, era gay? E’ esaurito, promette di tornare su Amazon).
Thomas Mann scrisse "La montagna magica dal 1912", e la pubblicò nel 1924. Naturalmente non poté sapere di questo versante dell’umanista Settembrini. Del quale aveva bensì parlato con Benedetto Croce, anni prima che lo scartafaccio “lubrico” dei Neoplatonici venisse fuori. A posteriori, è un gran peccato. Il Settembrini di Mann a me fu molto simpatico nella lettura da ragazzo, e constato con sollievo che resiste, pantaloni a quadri e tutto, anche nella rilettura senile, benché non di rado le frasi che Mann gli fa pronunciare – e “sciogliere in bocca” – siano quasi caricaturali. E anche per reazione alla definizione di “suonatore di organetto” e allo stuzzicadenti che Mann gli mette fra le labbra a ogni fine di pasto. (Come Johnny Stecchino, o il Trace nei Gladiatori di Koestler). Se Mann avesse saputo dei Neoplatonici, forse non avrebbe cambiato di una virgola il suo romanzo, le parole, le fisionomie, i pensieri di Settembrini e del suo pupillo, ma la cosa avrebbe preso comunque un’altra aria.
Il bibliotecario Emidio Piermarini rievocò con Cantarella nel 1953 il manoscritto ritrovato e la reazione di Croce. “L’autografo sboccato ed ellenisticheggiante del Settembrini, come sapete, io lo lessi tanti anni fa, poco dopo che l’avevate letto voi: e fummo d’accordo che non era da pubblicare. L’opera è vivace, a tratti vivacissima, di fresca grazia, da fare onore ad un artista di alta classe come fu il Settembrini. […] Tuttavia il lavoretto d’abilità magistrale che il Settembrini dové fare per gareggiare con antichi artisti della parola, più che compiacersi del lubrico e malsano argomento, ci parve (ben ricordo) da serbare inedito. Infatti io l’inventariai e catalogai; ma non ebbi altro desiderio; e solo per una mia curiosità di letterato e moralista volli parlarne al Croce e al Torraca, il quale era stato studente del professor Settembrini. Il Croce, ch’era solo nel suo studio, mi guardò con un largo sorriso; e con un gesto d’indulgenza disse soltanto: ‘Essendo stato così a lungo col greco Luciano…’. Ed avendolo io riguardato, prima che io aggiungessi altro, fece un altro gesto tranquillo, per dire che altro, almeno per il momento, non aveva da aggiungere”.
Nel 1932 Benedetto Croce, che aveva dedicato a Mann la sua Storia d’Europa, gli mandò una copia delle Ricordanze della mia vita di Settembrini. Mann gli scrisse: “Ho potuto constatare con piacere che non solo le stesse idee, ma anche molti tratti comuni del carattere sussistono tra l’eroe di questo libro e il mio Settembrini”. Nell’edizione del 1934 della Storia d’Italia dal 1871 al 1915, una nota di Croce diceva: “Nel recente romanzo di Thomas Mann Der Zauberberg (1924), il tipo dell’italiano illuminista democratico e interventista è rappresentato nel modo più serio e nobile dal personaggio al quale l’autore dà il nome di Settembrini”. In una successiva edizione Croce correggeva: “Fu creduto, e io credetti che con questo nome egli alludesse al nostro Luigi Settembrini; ma alcuni anni dopo, in un incontro col Mann in Germania, egli mi confessò di avere ignorato affatto l’esistenza di Luigi Settembrini, e di avere composto quel nome, derivandolo dal ‘20 settembre’” – la data della Breccia di Porta Pia. In un efficace studio del 2013 su Thomas Mann e Luigi Settembrini, Roberto Zapperi cita però una lettera di Mann del 1950 a uno storico americano: “E’ del tutto possibile che ci fosse anche un riferimento diretto a Luigi Settembrini, almeno la mia famiglia sostiene che io allora menzionassi questa figura storica”.
La curiosità che mi prende ora deriva dal fatto che – se non sbaglio – Croce e Mann si incontrarono una prima volta nel 1927, e di nuovo nel 1931, sempre a Monaco, e furono in corrispondenza fino al 1936. Dopo di allora restò ad ambedue parecchio tempo. Croce, che aveva dedicato la sua attenzione al rapporto fra il vero Luigi Settembrini e il romanzesco Ludovico Settembrini, poté poi forse essere tentato di avvertire Mann dell’operetta “sboccata” di Settembrini. Ma era uomo discreto. Restò dunque dell’idea che I neoplatonici, inventariati, riposassero in un armadio. Lui morì nel 1952, Mann nel 1955. I diari di Mann furono pubblicati solo a partire dal 1977. In Italia escono, il primo volume dal 2025, nove ne seguiranno, nella prima traduzione integrale, a cura di Luca Crescenzi e di Elisabeth Galvan per l’Istituto di studi germanici: “Per la prima volta nella loro forma originaria: al momento della loro pubblicazione in Germania, si ritenne di sopprimere alcuni passi considerati troppo intimi che ora l’edizione italiana reintegra”. Forse sarebbe piaciuto a Thomas Mann scoprire quel lato classicamente omoerotico e gioioso del suonatore di organetto Settembrini.