Se in Germania l’educazione al senso di colpa si trasforma in ribellione

Il dopoguerra aveva trasformato il passato in un limite e la memoria in una disciplina civile. La contestazione di quell’eredità, coltivata per decenni come reazione agli “eccessi”, oggi si presenta invece come una liberazione e pretende di diventare la nuova normalità
3 SET 26
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Björn Höcke (La Presse)

D’improvviso ci si spalanca davanti una rivelazione. Dopo la Seconda guerra mondiale, il punto più basso toccato dalla civiltà, non si poteva che risalire. Prendere aria, respirare. Rieducarsi. La chiave della risalita era l’educazione al senso di colpa. C’era stata Hiroshima, e la ripetizione di Nagasaki. Il senso di colpa cercò di trasformare l’atomica in tabù. “Mai più Hiroshima”. L’atomica era sembrata opporre un fronte all’altro, irriducibili l’uno all’altro. In realtà li aveva avvicinati fino all’estremo, fino all’orlo della precipitazione. Un laboratorio comune. Dopo, la differenza delle libertà dei cittadini non fece che cedere all’uguaglianza fra i detentori dell’atomica, che culmina oggi in un club del rispetto reciproco. C’era stata Auschwitz, si cercò di farne un tabù, “Mai più Auschwitz”. Di spiegare che la Shoah, l’antisemitismo, non riguardavano solo né soprattutto le vittime, quelli cui “era successo”, ma gli autori, quelli che l’avevano fatto succedere. E che i loro prossimi, i loro discendenti, erano partecipi di quella colpa, come si partecipa di un peccato originale laico, e soggetti e oggetti insieme di una rieducazione ispirata al senso di colpa. Quanto dura un programma di rieducazione culturale, morale, civile – religiosa, anche, per qualcuno – dopo che si è toccato il fondo? Quanto dura, più vistosamente, nel paese esemplare della sua prova, la Germania? Meno, evidentemente, degli 81 anni che ci separano dal 1945.
Ma questa grande occasione, di ricostruire la lunghissima generazione che va dal secondo dopoguerra a oggi, deve guardarsi dall’immaginare grossolanamente una successione delle due tendenze opposte, l’addestramento al senso di colpa seguito dalla ribellione al senso di colpa, così come alla lunga, dura, sofferente convalescenza da una malattia mortale segue una rivalsa della sanità e della vitalità animale. Come alla costrizione di una frattura segue un impulso a sgranchirsi temerariamente gambe e braccia. La belluina liberazione dal senso di colpa stava dentro l’educazione ufficiale al senso di colpa, l’accompagnava come un’ombra via via più cupa e ingrandita, le scavava sotto i piedi come la famosa vecchia talpa. Aspettava di venire alla luce, di colpo, bella e fatta, come Atena dalla testa di Zeus, corazzata e armata e con il suo urlo di guerra e i sondaggi che la danno largamente al traguardo. L’educazione al senso di colpa è graduale, paziente, metodica, faticosa. La sua sconfessione è impaziente come un grido, come un assalto. Saggia mille sortite, di volta in volta diligentemente castigate e corrette. Gli storici revisionisti: la storia non può che essere revisionista, no? Non può che reagire agli eccessi, no? Fantozzi che riscatta sé e l’intero personale dalla visione della Corazzata Potjomkin: che sollievo, no? La Casa della Libertà, facciamo un po’ come cazzo ci pare, no? I generali e i migranti, si spiegano reciprocamente, no? Tutte espressioni di sanità, di reazione al troppo. Berlusconi dopo Tangentopoli, come se sconfessasse Tangentopoli, e non la inverasse. C’era questa cosa del Woke, ci aveva messo un bel po’, qualche secolo, molto più che dal 1945, aveva un proposito limpido, fatti non fummo a viver come bruti, sembrò accumulare pietra su pietra, un po’ alla rinfusa, senza riuscire a diventare una vera muraglia, così che vuole crollare alla prima spintarella.
Ieri Mastrobuoni ricordava l’antiveggente frase del leader AfD della Turingia, Björn Höcke: “Il monumento all’Olocausto di Berlino è una vergogna!” Che liberazione, come sbarazzarsi con una spallata dal fardello di duemila anni di mortificazione – povero Nietzsche. Basta con il culto della colpa, grida l’AfD. Riguarda un po’ tutti, anche quando in apparenza le parti sono invertite. Anche quando si conta sul senso di colpa altrui per infierirgli addosso. Ecco, così, ad averne il tempo, si potrebbe ricostruire il modo in cui siamo arrivati dove siamo arrivati. Forse al punto finale. Comunque, nel punto in cui la liberazione dal senso di colpa ha smesso di stare attaccata all’educazione al senso di colpa e morderne i calcagni e frenarne e deviarne la strada – ma il contrario. Il contrario. La Costituzione materiale si è talmente annoiata di sentir nominare il fascismo che ha messo al bando l’antifascismo, retorica e superfluità. E noi abbiamo ancora questo vantaggio relativo, brava gente come siamo. Un po’ più in là è il nazismo, “una cacata d’uccello nella millenaria storia tedesca”, cit. Mastrobuoni.