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Caro Roberto Vecchioni, fatti vivo a Costalta
Nel comune che conta circa 400 abitanti, con Alpi Carniche da un lato e Dolomiti dall’altro, si traducono in ladino dolomitico le canzoni del cantautore
25 AGO 26

Caro Roberto Vecchioni, mi è tornata quella voglia di scriverti, perché sono venuto a Costalta di Comelico, Cadore, 1303 metri, circa 400 abitanti - fuori stagione, ora di più - Alpi Carniche da un lato Dolomiti dall’altro, gran bel posto costellato di sculture di legno, regalate da artisti di ogni dove, di case di travi incastrate senza chiodi, e governato dalla Regola, che qui ha una presidente donna che si chiama Eliana.
Mi ha invitato il costaltese Massimiliano De Villa, che insegna letteratura tedesca a Trento, e canta e recita nel Gruppo musicale di Costalta. Il quale opera come un teatro-canzone, vinse già il Premio Recanati nel ‘93, e si compone di una decina di persone, numero variabile, donne, coriste e soliste, Lorenza Elena e Stefania e Romina e Alessandra, e uomini, come Samuele. Con un musicista e arrangiatore principale che si chiama Daniele De Bettin, già postino e nonno di due gemelle, e un poeta principale che si chiama Lucio Eicher Clere, già seminarista, poi cristiano, gesuano, benedetto di moglie figlie e nipoti, scrittore di testi ispirati, fornaio e, che è la questione che ci importa qui, traduttore nel suo ladino dolomitico di tue canzoni.
In particolare, l’anno scorso, dello spettacolo intitolato “Ciantà Poesia, Il Gruppo Musicale di Costalta interpreta Roberto Vecchioni”, e mi dicono che tu non ne sai niente. Sono molto contenti della tua convinzione che “la parola sia l’unica invenzione umana, tutte le altre siano scoperte, dalla ruota al bosone: la parola no, è nata dal nulla”. Eccoti due o tre esempi, sperando che la stampa conservi le dieresi. Dalla tua “Tu, quanto tempo hai?”: “Ci sono ubriachi che stringono il bicchiere / Perché è sempre l’ultimo che fa paura / Ci sono uccelli che sentono lo sparo / E contano quanto gli resta ancora”, “Iné cioche ch se tögn duro zal goto / parchech é senpro l ultmo ch fa pi paura, / iné uzöi che co i sente a sbarà / sa bel da sé cuant ch i resistarà”... O dal tuo Canto notturno: “Nella memoria del mondo ci sono battaglie / e nostalgie del cielo ... / ma io ricordo soltanto quel bacio, / quel giorno di primavera: / tutta la storia non vale / il tuo bacio di una sera”, “Dut al vive dal mondo iné fato de guere / e nostalgia del ziel ... / iö tögn da möinte sme l nostre bussede / in cla söra d insuda: / duta la storia n val autro / ch na to busseda dadsöra...”. O da “La casa delle farfalle: “alla fine della notte / nei colori del silenzio / c’è una casa di farfalle in mezzo al vento”; “Cuön ch la nöte ormai é fnida / zi colores dal silenzio / s vöd la ceda di paves in med al vento”.
Bello, no? Fatti vivo, a Costalta. Aria pulita, profumo di pane fresco, fontane.