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L’Ucraina dopo la guerra sarà la nuova Australia d’Europa
Kyiv avrà perso coraggiosi giovani uomini al fronte, donne e bambini nell’esilio, ma proprio per questo dovrà diventare il paese più aperto e ospitale del continente. Non respingere i migranti, ma richiamarli: "Atleti, badanti, ingegneri". Mi dispiacerebbe non vedere la fine della guerra
20 AGO 26

Foto LaPresse
Spero ogni giorno, ogni notte, che la guerra in Ucraina finisca, e che l’Ucraina si ricostruisca. Sarà diversa da com’era stata, enormemente più diversa da altri paesi usciti da una delle guerre contemporanee. Avrà perso una gran parte della sua popolazione, giovani uomini, al fronte, donne e bambini, via dal paese, molti di loro per non tornare più. A distanza di anni ci si rifà una vita, i bambini vanno a scuola, crescono in un’altra lingua.
La Russia, da quando ha saputo di non poter vincere e rifare dell’Ucraina una propria dipendenza, com’è riuscita finora a fare della Bielorussia, ha mirato a moltiplicare le macerie. Ogni giorno in più di bombardamenti riduce le risorse cui gli ucraini dovranno fare affidamento. Vuol farli tornare, come piace a Trump di dire ai suoi minacciati, all’età della pietra. Eppure l’Ucraina, se non si lascerà travolgere da inimicizie intestine, avrà risorse ammirevoli. Lo ha mostrato improvvisando una difesa inaspettata e ingegnosa, capace di supplire alla penuria di forze umane. E proprio qui sta una sua possibilità futura, che mi dispiacerebbe di non avere il tempo di vedere.
L’Ucraina si misura col problema cruciale di tutti i paesi della vecchia Europa, l’Italia soprattutto, che è l’invecchiamento e la riduzione della popolazione: noi perché non facciamo figli, lei perché li ha perduti nella guerra o nell’esilio. Il ritorno coprirà solo una piccola parte della sua rinascita demografica. Dunque sarà il paese più interessato ad accogliere persone dal resto del mondo. Non è detto che lo sappia fare. La guerra, così lunga e stremante, avrà esasperato il suo nazionalismo. In cambio, l’esperienza dell’accoglienza della sua gente in altri paesi l’avrà preparata all’apertura. Potrà diventare rapidamente il paese più ospitale e misto dell’intera Europa.
Non dovrà respingere i migranti, ma richiamarli. Atleti, badanti, ingegneri. Sarà una nuova Australia in mezzo al vecchio continente. Già oggi, sarebbe bene che le sue scelte internazionali si misurassero con questa imminenza. Pensate che cosa vorrebbe dire una simile condizione in tempo di pace - quella cosa che sostituirà la strage quotidiana, e che ci si contenterà di chiamare pace - alle porte di una Federazione russa che faccia i conti con i suoi caduti e i suoi reduci. Mi dispiacerebbe di non vederlo.