Per secoli gli uomini hanno scritto delle donne come se le donne non scrivessero

Fino a poco tempo fa, gli scrittori si sono comportati con naturalezza come se le donne potessero solo leggere e poi mandare lettere. Si può spingersi a dire che questo è il cuore segreto della letteratura. Ora non è più così, al contrario. Gli uomini se ne accorgono, e sono seccati
18 AGO 26
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Ho un elegante libretto di Henry de Montherlant, “Sur les femmes”, sulle donne, un’edizione numerata del 1946. Dagli aforismi di quel suicida estraggo questo: “Bisogna aver visto il dattiloscritto, ‘rivisto da lei’, di una donna che ‘scrive’ – senza punteggiatura, senza ortografia, i nome storpiati, i paragrafi a casaccio, per farsi un’idea lampante del caos che può essere un cervello femminile”. Altrove. “‘Ricevete certo molte lettere di donne?’ si sentono dire spesso i romanzieri. Ed è senza la minima vanità che possono rispondere ‘sì’, poiché ogni scrittore che abbia scritto sulle donne, foss’anche il più povero di talento, e il più oscuro, riceve da loro, di fatto, molte lettere. E il più sfortunato può credersi un semidio, a giudicare dal tono entusiasta delle sconosciute che gli scrivono”. Gli uomini scrivono (scrivevano) romanzi, le lettrici scrivevano lettere, lunghissime. Sono così indietro che non mi ero ancora chiesto come si possa convincere l’AI a scrivere un romanzo o in genere un’opera letteraria in uno stile femminile. Non dev’essere facile, salvo che si ripieghi su modi grossolani. (Gliel’ho appena chiesto, sei in grado? “Sì, certamente. Posso scrivere un’opera letteraria con una voce narrativa femminile, sia contemporanea sia più classica, lavorando su sensibilità, ritmo, interiorità, lessico e punto di vista. Posso anche costruire una voce femminile specifica e originale, evitando di limitarmi a stereotipi del tipo ’scrittura delicata’ o ’emotiva’”).
Per esempio, le voci di assistenti vocali come Siri e Alexa sono femminili perché si immagina che facilitino il gradimento o le ingiurie e le sevizie dell’utenza, come in generale le badanti. Della storia della letteratura, nonostante Saffo e l’ipotesi che Omero fosse femmina e dama Murasaki Shikibu e le sorelle Brontë, si può dire che sia stata fino a poco fa il prodotto di uomini che scrivevano come se le donne non sapessero o potessero scrivere – leggere sì, e poi mandare lettere. Anche i più grandi, forse soprattutto loro, Tolstoj, Flaubert. Ammesso che avesse davvero rivendicato di essere lui Madame Bovary, Flaubert aveva fatto di lei una lettrice, e si era tenuto la scrittura tutta per sé. Ho sentito Mauro Moretti, che ha studiato la storia degli studi umanistici a Firenze fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, raccontare delle proteste di una studentessa di materie classiche di allora per il contenuto “osceno” di certi testi. E i testi greci e latini sono piuttosto larghi di simili contenuti. L’incidente è oggetto della corrispondenza fra Pasquale Villari, storico e ministro della pubblica istruzione, e il papirologo Girolamo Vitelli, che non sanno bene che pesci pigliare (la studentessa poi si era scusata...): finché un docente autore di programmi scolastici, il grecista Giuseppe Fraccaroli, arriva a concludere drasticamente che quando il professore in classe vorrà esporre le poesie di Catullo, le studentesse usciranno dall’aula.
In Italia, racconta Moretti, le donne possono iscriversi all’università dal 1875, dunque molto prima che in paesi in cui il livello di cultura femminile è più avanzato, come la Prussia, che ci arriva nel 1907. Questo vantaggio apparente dipende esattamente dalla arretratezza italiana: la legge Casati (1859) non immaginava nemmeno che le ragazze si volessero davvero iscrivere all’università, cosicché, non vietandolo, lo permetteva. A lungo le universitarie furono pressoché soltanto straniere o appartenenti a minoranze, ebree o valdesi. (Casi eccezionalmente distinti di donne laureate c’erano stati; dopo l’Unità la prima medica, studentessa a Pisa e laureata a Firenze nel 1877, fu l’odessita Ernestina Paper, nata Ernestine Putzer-Manassé). Nel 1902, quando un altro ministro fissò le regole per i concorsi a cattedra, dovette precisare che riguardavano anche le donne. Del resto, in Italia le prime vincitrici di concorso in magistratura arrivarono nel 1965...
Dunque gli scrittori si sono comportati con naturalezza per qualche migliaio di anni come se le donne non scrivessero, incaricandosi loro di scriverle. Si può spingersi a dire che questo è il cuore segreto della letteratura, della narrativa e della poesia. Dell’Iliade, che è il poema di Elena, e dell’Odissea, che è il poema di Penelope... Non è più così, al contrario. Gli uomini se ne accorgono, e sono seccati.
(Forse resta il cinema, come alla Mostra di Venezia: su venti film in concorso, uno diretto da una donna).