La siccità dei bacini idrici che unisce Italia e Svizzera

I due paesi controllano congiuntamente il livello del lago Maggiore, e hanno deciso di travasare acqua dal lago svizzero di Lugano attraverso il fiume Tresa. Una notizia commovente e istruttiva

13 AGO 26
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Foto ANSA

Stavo leggendo e guardando – sedendo e rimirando – i servizi sull’irritazione, per usare un eufemismo, degli umani in vacanza contro l’impudenza dell’Etna, che quando erutta è bello da vedere e fotografar(si), salvo che si debba decollare o atterrare e allora si chiede quando i grandi lavori provvederanno finalmente a spianarlo. Il Ponte sullo Stretto e l’Etna spento in un unico appalto – è l’idea.
Subito dopo, per risarcimento, ho letto il servizio del Post sul Lago Maggiore in secca. La fortuna non era questa, naturalmente (si potrà ancora impiegare così disinvoltamente l’avverbio naturalmente?): era di venire a sapere che esiste un “Organismo bilaterale italo-elvetico di consultazione sulla regolazione dei livelli del lago Maggiore”, il quale, convocato dal ministero dell’ambiente italiano, ha disposto di “travasare più acqua dal lago svizzero di Lugano al lago Maggiore, attraverso il Tresa, un piccolo fiume lungo circa 13 chilometri che collega i due bacini”, vicino a Luino: 8 metri cubi al secondo invece che tre. Per nove giorni, poi si rifaranno i conti. La siccità del lago Maggiore asciuga il Ticino, che a sua volta inaridisce il Po, e pregiudica le coltivazioni di riso (già destinate a essere sostituite, se non lo sono già state, per riparare al cambio del clima). Ci sono fotografie del Po che fanno male al cuore.
Che due grandi e bellissimi laghi si vengano incontro, ignorando la frontiera, è una notizia commovente e istruttiva. Tanto più quando i sentimenti fra Italia e Svizzera si sono così inaspriti dopo la colpevole tragedia di Crans Montana. La palma va a nord, diceva Sciascia. Era vero solo a metà.