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Patriot e patriottismo
Gli sbalzi di umore di Trump con Kyiv hanno il guinzaglio corto. La carta di Zelensky
8 AGO 26

Volodymyr Zelensky - foto LaPresse
Non ho mai smesso di credere che Donald Trump sia ricattato da Putin. I suoi cambiamenti di umore e di propositi riguardo all'Ucraina sono diversi da quelli riguardanti altri teatri di guerra: hanno il guinzaglio corto. L'ultimo caso è stata la magnanima promessa di concedere all'Ucraina la licenza di produrre in casa propria il sistema di difesa missilistica antiaerea Patriot. L'aveva detto a Zelensky nello Studio ovale, lo stesso della famigerata umiliazione. E aveva scelto per dirlo il modo più confacente alla sua cialtronesca megalomania: "Un uccellino mi ha detto che parleremo di concedere all'Ucraina il diritto di produrre i Patriot. Mostreremo come si fanno, così non potrete lamentarvi che non ve ne diamo abbastanza. Vi concederemo la licenza per produrre il Patriot".
Questo succedeva il 28 luglio. Zelensky rientrò in patria, dove il terreno gli scottava sotto i piedi, accreditato di quella promessa, benché l'effettiva produzione degli intercettori Patriot non potesse arrivare prima di una preparazione fra uno e tre anni. Due giorni dopo, Trump riferì a qualche passante che dubitava della possibilità di concedere la licenza: l'affare , spiegò, era di gran delicatezza. L'altroieri è arrivato a dire che non la darà, ma trovando il modo più ridicolo di motivarlo: abbiamo anche noi bisogno di missili, ha detto, rivolto a Zelensky. Questione nota, Cnn e altre fonti hanno calcolato che in Iran il Pentagono abbia dato fondo al suo magazzino missilistico – fino all'80 per cento! – notizia alla quale Trump ha reagito con agilità versatile, minacciando i giornalisti di mandarli in galera, e il suo ministro della Guerra, Hedgseth, anche, più o meno (è stato il mio vice, si è difeso Hedgseth, cuor di leone). In altri tempi, in tempi di Pearl Harbor, qualche nemico degli Stati Uniti avrebbe avuto la tentazione di attaccarli, col loro misero resto del 20 per cento. Che Trump racconti agli ucraini di aver bisogno anche lui di missili, e che lo svuotamento dei suoi arsenali è colpa di Biden, il quale esagerò a rifornire di armi e munizioni l'Ucraina, è una totale fesseria, dato che appunto è della licenza alla costruzione domestica che si tratta, non della fornitura di Patriot belli e pronti. Nell'occasione, Trump ha di nuovo preso le distanze dall'Ucraina – alla lettera: non ci riguarda, ha detto, dalla Russia e dall'Ucraina siamo separati da un oceano. Questa ennesima pantomima vuol dire che Putin ha dato uno strattone al guinzaglio.
La situazione interna all'Ucraina è difficile. La crisi provocata dal licenziamento di Fedorov non è rientrata, e l'atteggiamento stesso di Fedorov che, forte delle quotazioni al rialzo nei sondaggi, ripete di non accettare altro incarico che non sia il reintegro al ministero della Difesa, la tiene in bilico. Gli scandali per la corruzione – ultimo e più inconcepibile quello che coinvolge la dimessa ambasciatrice negli Usa, già titolare dei rapporti con l'Ue e del ministero della Giustizia – continuano a tenere banco. E i bombardamenti russi si stanno assicurando un record di civili morti ammazzati di due cifre al giorno. Continuo a pensare – lo penso da un paio di anni almeno – che Zelensky abbia una carta da giocare ai fini di un negoziato e di una interruzione delle ostilità: il proprio impegno a non ricandidarsi. La controparte russa perderebbe il proprio pretesto principale: la dichiarazione della (inesistente) illegalità di Zelensky. E lui si libererebbe dal sospetto – altrui e proprio, diciamo – di regolare i suoi movimenti sulla futura competizione elettorale. A meno che confidi che la pur efficace campagna di reazione dei droni in territorio russo sia davvero in grado di forzare Putin a cedere: fiducia infondata, purtroppo, e arrischiata. (La campagna dei "40 giorni" per costringere Putin alla tregua è finita). E truppe e armamenti dal Nord Corea arrivano senza bisogno di annunciarsi. Non si può chiedere, si dirà, a un leader politico di sacrificare la propria legittima ambizione a una scommessa; non lo fece nemmeno Winston Churchill. Però appunto, poi le perse, le elezioni. E quando la guerra durava ancora non era caduto nei sondaggi. Forse Zelensky potrebbe affidare a un proverbiale passo indietro il suo futuro meno prossimo. Fra Patriot malintesi e patriottismo beninteso. (Sia detto, per quello che mi riguarda, ribadendo la piena solidarietà con l'Ucraina e la sua difesa).