Rubriche
1934-2026 •
Raoul Vaneigem, la “joie de vivre”, il ’68, il furto rivoluzionario. Se ne va l’anima del Situazionismo
È morto a Barcellona l’anima più poetica e generosa dell’Internazionale Situazionista, dalla fondazione, 1961, al 1970, quando ne era uscito riprendendosi con una bella lettera aperta la propria libertà personale
1 AGO 26

Foto Epa via Ansa
Raoul Vaneigem è morto giovedì scorso, a Barcellona, a 92 anni. Belga, era stato accanto a Guy Debord l’anima più poetica e generosa dell’Internazionale Situazionista, dalla fondazione, 1961, al 1970, quando ne era uscito riprendendosi con una bella lettera aperta la propria libertà personale. “…Perdermi assolutamente o rifare assolutamente la mia coerenza, e rifarla da solo per rifarla con il più grande numero”. Mi viene voglia di paragonare i due, Debord (“La società dello spettacolo”, 1967) e Vaneigem, a Lenin e Trotzky, che è una bestemmia, libertari com’erano, ma divertente. Il testo più dirompente di Vaneigem era stato il “Traité de savoir-vivre à l’usage des jeunes générations”, nello stesso 1967 (in Italia: “Trattato di saper vivere ad uso delle giovani generazioni”, Vallecchi 1973, ma lui ha liberato dal copyright tutto ciò che ha pubblicato). “Non vogliamo un mondo in cui la sicurezza di non morire di fame si sconta col rischio di morire di noia”. (Il nostro Mauro Rostagno doveva averlo letto in tempo: “Non vogliamo trovare un posto in questa società, ma creare una società in cui valga la pena di trovare un posto”). Vanaigem aveva colto genialmente l’aria dei tempi, il suo “Trattato” divenne subito celebre come il libro più rubato del Sessantotto: non “andato a ruba”, ma rubato, proprio. (“La joie de vivre”, la formidabile libreria parigina dell’editore Francois Maspero, che per principio non chiamava la polizia, perdeva una buona percentuale dei suoi incassi per il “furto rivoluzionario” in cui i situazionisti primeggiavano, finché non chiuse nel ’74). Anche il settantenne Marcuse andò forte, ma fu meno rubato e ancor meno letto.
Vaneigem ha avuto una produzione sterminata, spesso con pseudonimi, maschili e femminili, e anche con false date e leggende cattivanti. Come per la canzone di cui scrisse il testo, musicato da Francis Lemonnier: “La vie s’écoule, la vie s’enfuit” (“La vita scorre, la vita fugge via”), nel 1974, ma fingendo che fosse stata cantata nel 1961 da operai belgi in sciopero, il prodotto anonimo del popolo, come i poemi omerici. “Partito dei rossi, partito dei grigi, / Le nostre rivoluzioni sono tradite”. (Raccomando il sito antiwarsongs.org, in cui c’è l’intera storia, le innumerevoli traduzioni, e le versioni cantate, soprattutto quella di Gilles Servat). Il fatto è che quando il Trattato rivendicava il desiderio contro la mercificazione, la vita contro la sopravvivenza, e ispirava gli slogan del Maggio, il suo autore era già un uomo di 34 anni, e quel legame così stretto con la gioventù deve averlo messo in pensiero via via che, pur fedele a se stesso, invecchiava fino a un’età così veneranda: avrà dubitato di non esser caro agli dèi. Succede, di certi nomi, che alla notizia si reagisca con stupore: “Era ancora vivo?”. Debord, lui, si era suicidato nel 1994. Rileggerli ora, certi pensieri di Vaneigem, certe coincidenze, fa digrignare i denti: “E’ forse vero che la vita trae il suo senso dalla morte … e che l’autorità e il denaro vincono, alla fine, sull’amplesso amoroso, sul sorso di vino fresco, il sogno, il profumo del timo delle Alpilles? Se le cose stanno così, si tratta delle verità di un mondo alla rovescia, con cui non ho niente a che fare” (“Il libro dei piaceri”, 1979).
Volevo salutare Vaneigem. E però finire con una bella notizia su un’altra persona, Enza D’Amico, che ha compiuto l’altroieri 98 anni. Il fatto è che la signora studiò nel romano Liceo Virgilio, di cui ho raccontato altre volte che ha un’associazione di ex-studenti non abbastanza popolosa ma combattiva. Il suo inesausto animatore, Tonino Cutuli, ha fatto sapere che Enza D’Amico “ha gli stessi anni del nostro Liceo: è nata 23 giorni dopo l’emanazione del decreto con cui venne istituito il Quinto Liceo Classico e pochi mesi prima che venisse intitolato a Virgilio. E’ stata nostra Socia da sempre. Quando nel 2018 il Virgilio compì 90 anni, per festeggiarlo organizzai un incontro in Aula Magna ed Enza raccontò, a noi veterani e agli alunni di turno, il suo tempo, le famiglie che si sobbarcavano a enormi sacrifici per avviare la prole, allora numerosa, a un migliore avvenire. Raccontò del professore di matematica e fisica, e Vice-preside, Luigi Fagiolo che non aveva esitato a introdursi nella sua vita famigliare per farle riprendere il ginnasio, interrotto a causa delle difficoltà economiche. E che a sollecitare l’intervento del professor Fagiolo era stata, nascostamente, la stessa madre di Enza. Lei così concluse gli studi liceali, si laureò in medicina e fece la pediatra per tutta la vita. Dal 2023 – non me la sentivo più di scocciarla con la richiesta della quota sociale – è la nostra Socia Onoraria, per antonomasia”.
Così, un trattatello sul buon uso delle vecchie generazioni.