Il soffocante “mare d’inverno” salvato da scienziati, magistrati e militari

In libreria il dialogo tra Silvio Greco e Camillo Falvo, che allestirono una task force per arginare l'inquinamento sregolato dell'area marittima di Tropea e dintorni

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Foto ANSA

Rintanato e solitario, me ne vendico leggendo “Il mare d’inverno” (Rubbettino), che è un agile dialogo fra un biologo marino, Silvio Greco, e un procuratore della repubblica di Vibo Valentia, Camillo Falvo, sul punto di cambiare la propria destinazione. Sono affezionato da sempre alla zona di Vibo, mare e monti, che paga le sue bellezze naturali e le sue simpatie umane con un altissimo tasso di disastri “naturali” e di penetrazione delle organizzazioni criminali. Il mare di cui qui si tratta – la Costa degli Dei, Tropea, la perla del Tirreno, e via nominando – era arrivato a essere né balneabile e nemmeno guardabile. La varietà di espressioni poetiche di cui la classicità era stata capace, il mare color del vino, si era qui ribaltata in chiazze di colori disgustosamente indefinibili. Il procuratore mise su una “task force” – Capitaneria, Carabinieri, Guardia di finanza – e chiese la collaborazione di associazioni e persone impegnate e competenti, a cominciare dalla prestigiosa Stazione Anton Dohrn – la conoscete, almeno grazie all’Acquario napoletano – di cui Greco dirigeva l’importante sede di Amendolara. Silvio Greco, che è leggendario tra chi va per mare e chi guarda da riva, si racconta attraverso due precedenti: le zuppe di pesce paterne, e il proposito giovanile di trovare impiego presso la Liquichimica di Saline Joniche, grande impresa di bioproteine da derivati dal petrolio, di lì a poco rivelatesi cancerogene (750 dipendenti per due anni, in cassa integrazione poi fino alla pensione: l’Ilva rimanda a un’intera costellazione di esperienze minori). Greco ripiegò sulla biologia marina e sulla pesca scientifica, praticata per mezzo secolo in tutti gli oceani, e specialmente in Antartide, esperto di reati ambientali, di navi tossiche affondate illegalmente, di microplastiche, di aria che respiriamo: “Ogni due respiri, uno lo facciamo grazie all’azione del mare”. Una volta quasi lo arrestarono in Nuova Zelanda perché gli trovarono del peperoncino di casa e fecero l’errore di assaggiarlo. Non conosco sere migliori di quelle trascorse sbucciando cozze cucinate da Silvio che intanto racconta le ultime notizie sulle balenottere comuni del nostro mare, e i nuovi arrivi di micidiali celenterati australiani. Calabrese e amante della Calabria, Greco spiega come la sua regione è diventata “la pattumiera delle scorie industriali del nord Italia e di mezza Europa: ancora oggi troviamo nei mari calabresi il cromo esavalente, un metallo tossico, cancerogeno, utilizzato per le cromature e per rendere inossidabili altri metalli: eppure in Calabria non esistono industrie che fanno queste lavorazioni”.
Questa, ridotta all’osso – alla lisca – la premessa. Cui segue il dialogo fra i due (e un terzo, il giovane Nereo Speranza) fitto, serrato, stringato. Su come il mare si giovò del lockdown della pandemia, risuscitando, per tornare a soffocare appena un anno dopo. Sulle quote imposte vent’anni fa fra i malumori accaniti, e che hanno ripopolato di tonni. Greco: “Prima, un biologo vedeva l’inquinamento e scriveva un articolo scientifico che leggevano in dieci. Ora, se vedo uno sversamento, posso far intervenire la task force. Li ho visti, i militari, risalire i greti dei torrenti a piedi, tra i rovi, per cercare gli allacci abusivi”. Falvo: “O quando, grazie all’elicottero della Finanza, che aveva a bordo un termoscanner di ultima generazione, siamo riusciti, attraverso le differenze di temperature tra il corpo recettore e il mare, ad individuare gli inquinanti che arrivavano illegalmente dagli affluenti. Io fino a quel momento non avevo avuto idea di cosa fosse un termoscanner”.
Bene, ecco spiegato perché questa mia non è la segnalazione di un guastafeste invidioso. “La gente pensa all’inquinamento estivo perché è allora che vuole fare il bagno. Ma il vero danno si fa d’inverno: con le prime piogge, le vasche dei depuratori mai svuotate vengono ’pulite’ dalla piena e tutto quel fango tossico finisce in mare in una notte sola”. Buona lettura. Ho solo accennato al bene che vi ho scorto, ma non avete idea dell’altra faccia. Si imparano cose da pazzi.