Rubriche
Piccola Posta •
Il vero amor proprio degli ucraini è verso la propria città
Odessa, Kyiv, Kharkiv, Lviv. Ogni luogo dell’Ucraina vive la guerra a modo suo, a modo dei suoi nemici. Le persone si rassegnano a difendersi, molto più di quanto abbiano fatto finora, in quattro anni e mezzo. Con una consolazione, o una disperazione, non so: che è successo altre volte
15 LUG 26

Foto LaPresse
A Odessa, sento dire, gli allarmi si succedono a distanza di minuti. Le strade e i giardini sono svuotate, anche al mare, cui gli odessiti rinunciano raramente, madri nonne bambini e cani, la gente è diradata. Si sono moltiplicati gli attacchi con droni e razzi che sparpagliano l’esplosivo in un raggio ampio, accrescendo il pericolo. Fra i bersagli prediletti c’è Chernomorsk, poi il porto, come sempre – due marinai uccisi lunedì – gli edifici cittadini, le centraline di quartiere, le fermate dei piccoli autobus urbani.
Ogni luogo dell’Ucraina vive la guerra a modo suo – a modo dei suoi nemici. La capitale, Kyiv, è stata scelta dai missili russi intenzionati a fare strage, a fiaccare la resistenza degli abitanti, ad avvertire gli alleati. Si sono succedute giornate in cui i morti civili si contavano in doppia cifra… Kharkiv è da sempre sulla linea del fuoco. Lviv, Leopoli, è più distante e meno esposta, ed è appena stata il teatro di uno scontro violento fra centinaia di cittadini e i reclutatori dell’arruolamento forzato, la più micidiale spina nel fianco della resistenza ucraina. Il centro di Kherson di qua dal Dnipro continua a subire il tiro a segno russo su chiunque si attenti a venire allo scoperto. Zaporizhja e Dnipro sono bombardate all’ingrosso.
Le persone si rassegnano a difendersi, molto più di quanto abbiano fatto finora, in quattro anni e mezzo. Anche a Odessa. Difendersi, restare in casa, scendere nelle cantine, vuol dire anche non andare al lavoro, diventare sempre più poveri. Sempre più distanti dalle questioni che investono il governo, la leadership, le rivalità politiche fra capi maschi, le previsioni elettorali, i sondaggi – come possono conservare un’attendibilità i sondaggi quando la vita delle persone è così travolta. Lo stato di febbrile eccezione che investe i comandi – il destino personale di Zelenskyj, la concorrenza di riserva di Zaluzhnyj, il rincalzo laconico di Budanov, il rimpasto, i nomi nuovi da promuovere, i nomi nuovi da arginare (così Fedorov), l’aspettativa inevitabile ma irta di rischi di un’amnistia del dopoguerra che dovrà avere la dimensione e i costi di quella che da noi si intitolò a Togliatti… Le persone non hanno meno attaccamento all’Ucraina e meno sdegno contro la Russia, comprese quelle che affrontano corpo a corpo gli arruolatori. Ma è l’amore per la città, per le sue case illustri e per la ordinaria casa propria, il vero amor proprio delle persone. L’amore per Odessa. Con una consolazione, o una disperazione, non so: che è successo altre volte. E’ successo sempre, a queste città.