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Quell'ironia che lega Mark Rothko e suo figlio
Christopher è persuaso che “una sovrapposizione di personalità” lo metta in una posizione unica come interprete delle dichiarazioni di suo padre, specialmente quando si tratti dello scherzo
28 MAG 26

Foto LaPresse
La gran mostra di Mark Rothko al fiorentino Palazzo Strozzi (e al Museo di San Marco e alla Biblioteca medicea Laurenziana) è curata da Elena Geuna e dal figlio di Mark, Christopher. Oltre al catalogo, Marsilio ha pubblicato il corposo volume di Christopher, “Mark Rothko. Dentro l’opera” (trad. di Marco Cianchi, pp.301), “il risultato di trent’anni passati a studiare l’arte di mio padre”. Christopher avverte di non aspettarsi rivelazioni sulla vita privata di suo padre, morto suicida nel 1970, quando lui aveva solo sei anni, e tanto meno di pretendere di ricavare dalle notizie biografiche la comprensione dell’opera. E’ tuttavia persuaso che “una sovrapposizione di personalità” lo metta in una posizione unica come interprete delle dichiarazioni di suo padre, specialmente quando si tratti dell’ironia: “Posso leggere i suoi scritti e distinguere quello che deve essere preso alla lettera o no, quando fingeva e quando scherzava”. E ne fornisce un esempio illuminante: “Condivido con mio padre l’amore per l’ironia che, secondo me, è la forma più alta dell’umorismo. Ma, quando si incontra con la severità, diventa una spada pericolosa, a doppio taglio... Il biografo di mio padre, James Breslin, era un grande uomo, instancabile, devoto, un ricercatore perfetto, ma anche la persona più priva di senso dell’umorismo che abbia mai incontrato. Egli basa una notevole parte della comprensione della personalità di Rothko sull’errata lettura di un singolo commento. La sua idea che mio padre fosse un uomo romanticamente e sessualmente disperato, che ricorre nella sua biografia di 600 pagine, nasce da una singola citazione del 1959 dove Rothko parla del suo inizio come artista. ‘Poi un giorno mi capitò di imbattermi in un corso di arte, per incontrare un amico che stava seguendo la lezione. Gli allievi stavano eseguendo degli schizzi di una modella nuda, e senza pensarci su decisi che questa era la vita che faceva per me’.
Breslin non capisce l’incongruenza di questa frase che esce dalla bocca di un artista completamente astratto. Rothko il ’mistico’, che a quel tempo stava raggiungendo il massimo della fama, era solo interessato a sbirciare una modella?! C’è poi l’ironia per cui un artista, noto per aver dipinto solo rettangoli, potesse avere iniziato la carriera solo perché era stato sedotto da qualche curva femminile”.