In guardia dal "palestinismo" ma vicino ai gazawi

Il guaio, mi pare, sta nel fare degli oppressi e dei perseguitati coi quali si solidarizza perché sono perseguitati, i protagonisti del riscatto loro e nostro

26 MAG 26
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Foto LaPresse

Vorrei commentare un’opinione di Andrea Colombo, il quale sa che il nome di sionismo contiene molte accezioni, mutevoli nel tempo e diverse fra loro anche nello stesso tempo, e si tiene cara la sua. E considera il terzomondismo una specie di dannazione della sinistra, che torna a colpire nel “palestinismo” di oggi. Anche il terzomondismo ha una gamma di accezioni diverse. Quanto al nostro tempo, chiamiamolo così, mi pare che ci sbrigammo abbastanza presto di quell’accezione che Colombo depreca – “Agnelli, l’Indocina ce l’hai in officina” risale almeno al ‘67, direi, in tempo per farci disdire gli arruolamenti per Hanoi. Il guaio, mi pare, allora e oggi, non sta nella solidarietà col resto del mondo, anche quello in cui le rivoluzioni, se avvengono, avvengono “contro il Capitale”, ma nel fare degli oppressi e dei perseguitati coi quali si solidarizza, perché sono perseguitati e oppressi, gli attori, i protagonisti, del riscatto loro e nostro. La tentazione di questo scivolamento è molto forte (e generosa) e continua a ripetersi. Anche nel caso di Gaza, ben al di là di chi sostiene che Hamas sia la guida schietta della gente palestinese e della sua resistenza. Le bandiere sventolano sopra questo equivoco. Nemmeno dal Vietnam c’era da aspettarsi quel riscatto universale, benché la sua tempra fosse molto alta e le sue personalità, da Ho Chi-Minh a Giap, formidabili: come si sarebbe visto dopo la vittoria. Come si vede pressoché sempre dopo le vittorie, e figuriamoci dopo le sconfitte. Dunque si metta pure in guardia dal palestinismo come nuovo mito internazionalista, senza rinunciare – anzi! – alla solidarietà con la gente palestinese a Gaza o in Cisgiordania.
E allora, mi dirà forse Andrea C., come la mettiamo col proletariato, che liberandosi dalle sue catene avrebbe liberato l’intera umanità? Non so, forse era, è, solo un’utopia. Forse sarebbe stato possibile, ma se ne è preteso troppo. O troppo poco.