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Il trauma della fede creduta e poi tradita
Nella mia lunga generazione niente è stato così angoscioso, coinvolgente e irreparabile da potersi comparare agli effetti della bancarotta morale di Israele
14 MAG 26

Foto LaPresse
Le vite, tutte le vite che non siano spezzate presto dalla tenerezza o dall’invidia degli dèi, sono costellate di speranze e illusioni cadute, all’apparir del vero. Tanto più dolorosamente quanto più fortemente si sia creduto. Nella generazione che ha preceduto la mia e che non c’è più, il trauma della fede creduta fortemente e più fortemente tradita si è consumato grandiosamente col comunismo, “il dio che è fallito”. Ne restano gli strascichi, miserabili. Ogni volta, bisogna interrogarsi sui propri errori, sulle menzogne trascinate per debolezza o per vanità, sulle illusioni rinnovate per generosità o per difesa. Il punto sta nella distanza fra le premesse, le promesse, e gli esiti.
Nella mia lunga generazione niente è stato così angoscioso, coinvolgente e irreparabile da potersi comparare agli effetti della bancarotta morale di Israele.