di Adriano Sofri
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Siamo pieni di anacronismi
La deputata del Pd Nadia Romeo ha citato Matteotti durante un dibattimento alla Camera. Rievocarlo oggi, in una circostanza severa sì, come quella del quarto decreto sicurezza, e al tempo stesso grottesca, come quella dei 615 euro agli avvocati parastatali, fa pensare o a un’imprudenza retorica, o a una ammirevole ingenuità
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25 APR 26

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Uno che tiene la radio accesa tutta la notte e si taglia fuori dal rumore diurno, salvi i casi di guerre e altre catastrofi consumate in fusi orari molto distanti, può ritrovarsi improvvisamente al passo con gli eventi grazie all’ostruzionismo alla Camera contro il decreto sicurezza. Così nelle ultime notti, parlano, dieci minuti ciascuno, ciascuna, nel cuore della notte, sapendosi inascoltati, e tuttavia lo fanno seriamente, svolgono un ragionamento, si sforzano spesso di dire qualcosa “cui non si è prestata ancora sufficiente attenzione”, forse confidano nella verbalizzazione: fiato sprecato, ma poi carta canterà. Intanto almeno io ascolto.
Anche con qualche imprevista emozione. Alle 5 di mattina tocca a una deputata del Pd che si chiama Nadia Romeo. Legge, ma con convinzione, cita gli articoli pertinenti della Costituzione, dice che carcerati e carcerieri stanno in condizioni deplorevoli, che non è la moltiplicazione dei reati a procurare la sicurezza, che la prevenzione eccetera, rischia inevitabilmente di essere un po’ scontata. Finché però dice che lei viene “fieramente dalla terra di Giacomo Matteotti, una terra che ha conosciuto il valore della libertà e il prezzo del coraggio, e proprio per questo sento il dovere di non restare in silenzio. Anche se avete cercato di silenziarmi, solo per aver cercato di impedire a persone che si definiscono fasciste e neonaziste di entrare in questo Parlamento...”. (Si tratta dei cinque giorni di sospensione inflitti ai deputati che avevano pacificamente occupato la sala stampa di Montecitorio lo scorso 30 gennaio, contro una conferenza di Casa Pound e simili sulla “Remigrazione”). “E quindi, come diceva Matteotti, potete provare a zittirci, ma non riuscirete a spegnere le idee...”.
Ascolto e mi interrogo su questa persona che non esita a evocare Matteotti nella Camera in cui pronunciò la sua denuncia, il 30 maggio del 1924, e dopo averla conclusa si rivolse ai suoi compagni di partito: “Io il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me”. Rievocarlo oggi, in una circostanza severa sì, come quella del quarto decreto sicurezza, e al tempo stesso grottesca, come quella dei 615 euro agli avvocati parastatali, fa pensare o a un’imprudenza retorica, o a una ammirevole ingenuità. Ho l’impressione che si tratti della seconda cosa.
Più tardi, a giorno fatto, cerco qualche notizia su Nadia Romeo. E’ nata a Rovigo nel 1971, una storia di famiglia socialista, è consulente del lavoro, è stata candidata sindaco e consigliera comunale, parlamentare dal 2024. Lo scorso 2 aprile ai cancelli della Cgil di Rovigo è stato affisso un cartello rudimentale: “NADIA ROMEO SEI SOLO UNA COMUNISTA DI MERDA. GUARDATI LE SPALLE AMICA DEI NEGRI DI MERDA”. Corredato da croce celtica e simbolo di Casa Pound. La Digos ha presto individuato il cittadino italiano, veneto, 54 anni, autore dell’impresa. Romeo ha ringraziato, e commentato: ” Confido che il responsabile di questo gesto comprenda la gravità delle proprie azioni. Il dissenso è legittimo, il confronto è parte essenziale della vita democratica ed è sempre benvenuto. Le intimidazioni e le azioni vigliacche, invece, sono estranee ai valori su cui si fonda il nostro Paese”.
Siamo pieni di anacronismi.
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