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di Adriano Sofri

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“Non ho niente da dire in questo secolo!”

Riflessioni teatrali di uno che ha riconosciuto di non essere stato al passo coi tempi. Forse per fortuna

di
14 APR 26
Immagine di “Non ho niente da dire in questo secolo!”

Mario Martone, regista di “Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo”, al teatro Parenti. Foto LaPresse

Domenica ero a Milano, al Teatro Parenti, per un felice ritrovo fra amiche e amici di Carlo Cecchi, se ne parlerà altrove. Così ho assistito alla rappresentazione della “Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo”. Scritta da Fabrizia Ramondino nel 1993, messa in scena da Mario Martone, con Lino Musella, Iaia Forte, Tania Garribba, Giorgio Pinto, India Santella, Matteo De Luca. Gran successo, per una scrittura impegnativa. Subito dopo l’ho letta, nel volume della “Collezione di teatro” Einaudi che comprende, a cura di Ippolita Di Majo, quattro pièce di Fabrizia, una sola a me nota, e amata, “Caffè degli specchi”. Ramondino (1926-2008) si decise a scrivere per il teatro dopo l’inaspettata collaborazione con Martone per la “Morte di un matematico napoletano”, (1992) scritto sulla misura di Carlo Cecchi, e a lui avrebbe continuato a pensare per le sue scritture teatrali.
Alla mia età, e nell’attuale stato del mondo, dove tutto vuol essere nuovo e travolgente, le coincidenze non fanno che moltiplicarsi. Avevo appena riletto, per prepararmi all’incontro milanese, il bellissimo “Tartufo” della Piccola Biblioteca Adelphi, 2014, che raccoglieva, per la cura di Cecchi, gli scritti “rivoluzionari” di Garboli sul personaggio di Molière, e un saggio finale di Carlo Ginzburg su “Cesare Garboli e il suo antagonista segreto” (che era Gianfranco Contini). Garboli che “si pensa critico pianista, critico traduttore e soprattutto critico attore”, e che pensa Cecchi come “l’attore che non recita”. Le coincidenze sono belle e numerose, così come l’intreccio delle persone e dei loro legami. Una riguarda il ricorso al paragone del teatro (“la letteratura non è teatro”) con la musica, e all’immagine della vita come uno spartito: “Ogni vita può essere letta, decifrata, smontata, ricombinata come un testo... Può essere interpretata, o, meglio ancora, eseguita”. I fogli dello spartito volano nella “Stanza con compositore”. Quest’ultimo pronuncia la sua dichiarazione decisiva: “Non ho niente da dire in questo secolo!” Una generazione e un cambio di secolo dopo, probabilmente lo ripeterebbe, e noi con lui. L’importante è riconoscersi di non essere stati al passo coi tempi.
Però qualcosa va trattenuta, se non “in”, “di” questo secolo. La cronaca provvede ogni giorno, più volte al giorno. Ieri un papa di nome Leone ha detto: “Non ho nessuna paura dell’Amministrazione Trump”.

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