Una virtuosa associazione di studenti del Virgilio

Il suo promotore si chiama Antonio Maria Cutuli, detto Tonino, e da due anni organizza un concorso di poesia intitolato a un'amata ragazza che non c'è più, Maria Pellegrini. Un'iniziativa dai molti pregi. Riporto qui la poesia di Alice, una dei partecipanti
5 GIU 25
Ultimo aggiornamento: 04:12
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foto Ansa

Ogni scolaresca ha una compagna, un compagno, che la tiene insieme, promuove le sottoscrizioni, raduna gli sparpagliati nelle gite, e tiene il conto dei presenti e degli assenti, a distanza di generazioni. Al romano liceo Virgilio si chiama Antonio Maria Cutuli, Tonino, la sua associazione ieri, fra perdite e guadagni, ammontava a 64 fra alumnae e alumni – due classi, più o meno. Cresceranno. Il Virgilio ha i suoi nomi egregi, e tutti gli altri. Sta per compiere cent’anni, e venti la sua modesta associazione.
Al nome di una ragazza amata che non c’è più, Maria Pellegrini, è intitolato da due anni un concorso di poesia dai molti pregi, a cominciare dalla qualità dei premi: ai 5 primi classificati 150 euro in buoni libro, alle altre e altri 18 partecipanti volontari un buono libro per 25 euro. Cifre di spirito poetico dotate. Leggere le poesie di ragazze e ragazzi, inquilini delle stesse aule, spettatrici delle stesse finestre, può indurre in tentazione di farsi un’idea dell’età che hanno ora. Ma bisognerebbe ricordarsene bene, dell’età che noi avemmo ieri e l’altroieri e prima. Mi vengono in mente le guance di pesca e la vita oltre il ponte, perché la finestra della mia classe dava sul ponte, e oltre stava, e sta, Regina Coeli. Il lusso del Virgilio, tra via Giulia e il Tevere.
Non farò una mia classifica delle poesie, ne copio una, per ragioni di spazio, è di Alice A., IV E, s’intitola “Tuer le père”.
Continui a ripetermi di andare,
Di ucciderti per creare me stessa.
Mi dici che non c’è da scappare
Che è un’altra parte del progresso.
Ma se io volessi restare?
Andare contro il filo delle moire,
Filare da me il mio tempo.
Non fa per me crescere.
“Tue ton père”
Continui a ripetere
Al mio orecchio.
Dovrei crescere.
Ma non lo so fare.
Come si fa a diventare
Ciò che non si è mai stati?
Continuerò a imitare,
Seguendo le sue orme,
Quello scemo di mio padre.