BORDIN LINE

4 FEB 20
Ultimo aggiornamento: 00:07 | 5 FEB 20
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IL BI E IL BA

di Guido Vitiello

La notizia della morte di George Steiner mi raggiunge proprio alla fine di un suo romanzo. Siate indulgenti, dunque, se vi lascio in pasto ai coccodrilli altrui e uso questo spazio per mettere ordine tra qualche appunto sparso. Atto primo, 1977: un grande wagneriano, Hans-Jürgen Syberberg, insofferente al pensiero che Adolf Hitler suicidandosi si sia sottratto al processo, prova a rimediare con le sette ore di “Hitler, un film dalla Germania”, dove il Führer pronuncia la sua arringa difensiva sorgendo dalla tomba di Wagner. Atto secondo, 1979: Francis Ford Coppola s’innamora del film di Syberberg e lo distribuisce negli Stati Uniti; se ne ricorda, in “Apocalypse Now”, quando la Cavalcata delle Valchirie accompagna l’assedio in elicottero. Ma una saga wagneriana richiede almeno tre atti, e il terzo arriva puntuale due anni dopo, nel 1981: “Il processo di San Cristóbal” di Steiner, appunto, dove un commando israeliano cattura Hitler ancora vivo in Brasile e lo processa nella giungla. L’autodifesa del Führer, come in un Leitmotiv, riprende quella dell’Atto primo. E a un certo punto, un membro del commando confessa il sogno di diventare regista: “Farò un film su di noi, su come gli uomini di Lieber andarono nella giungla e ritrovarono Hitler. ‘Viaggio nell’Inferno verde’. (…). Elicotteri della stampa nel cielo, dipinti di giallo vivo, cineprese puntate contro la mia cinepresa. Ma non mostrerò mai la faccia di Hitler, mai in primo piano. Solo di fianco o in ombra. Nell’ultima inquadratura si vedrà solo la nuca”. Io dico che Steiner aveva in mente il Kurtz di “Apocalypse Now”.