Il climate change e il virus. Un richiamo alla saggezza

Brutti stronzi, vi siete permessi di sospendere la generosa ansia apocalittica, il nostro quotidiano saluto e insulto al sole, in favore di paure così volgari, ravvicinate, insidiose ma banali, una pandemia che fa paura, nata in un mercato del pesce tra i freddi di Wuhan addirittura. Eppure Bill Gates, tra un green-deal e l’altro, aveva pur detto, e parlo di un tizio da cui dipendono parecchio i nostri modi di vita, che la vera minaccia del XXI secolo è virale, ma non nel senso invalso quando si giochicchia con i social. Stronzo pure lui, credo, a sentire Benni.
La coazione è il segno illiberale e illibertario, se così si può dire, della credulità collettiva incamerata dalla coscienza personale. Anch’io ho forme di coazione. Sono paradossalmente contento che questo virus bianco, seduto comodo sul divano orientale-occidentale dell’emisfero nord del mondo, abbia liquidato le cretinate sulla scabbia portata dai negracci, e ci abbia reso finalmente etno-nazionalisti e un po’ razzisti gli uni nei confronti degli altri, bianchi e gialli, mongoli e codognesi e francesi e tedeschi e latinos, con l’eccezione per adesso dei neri. E sono paradossalmente contento che Trump sia così stordito da ingaggiare battaglia contro la pandemia, lui che la pandemia populista voleva interpretarla, estenderla, farcela andare storta giù per il gozzo con ogni mezzo. E sono paradossalmente contento che da tutto questo, insieme con il popolo della famiglia, cosiddetto, che ora deve fronteggiare eroicamente la scomparsa dell’anno scolastico, sia rivalutato un tasso di individualismo cristiano non relativista che si incarnò in Biagio Pascal (“tutta l’infelicità dell’uomo dipende dal suo non saper stare da solo nella propria stanza”), formidabile banditore del silenzio e della solitudine. (A proposito, Santità, quand’è che lo fate santo, come avevate promesso a Scalfari?).
Le mie coazioni però sono miti, non risentite, non mi verrebbe mai in mente di rimproverare i virologi del Sacco perché non fanno ipotesi che mettano di mezzo i neri, o financo Trump, o qualsiasi altro nemico assoluto della civilizzazione giudaico-cristiana col trattino ratzingeriano. D’altra parte non sono uno scrittore “de sinistra”, e se Dio vuole nemmeno uno scrittore militante. Quindi posso permettermi di espettorare un richiamo alla saggezza che riguarda Benni e altri ai quali venisse in mente che solo un complotto oscuro può aver fomentato la clamorosa dimenticanza sul climate change come responsabile anche di questo: il mondo parecchio infastidito, al momento, dal virus che viene dal freddo invece che dall’homo faber incrementatore delle temperature medie.