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Lettere rubate •
Ingannevole è scrivere sopra ogni cosa. Starnone e il gatto di Hemingway
"Belle lettere" di Domenico Starnone è davvero un libro d’amore: l’amore per l’inganno che ci salva, la letteratura
31 OTT 26

Per tutta la vita non ho nutrito nessuna affezione per il reale, anche se ho finto spesso di amare la vita vera, di interessarmene con grande umanità. Bugie, appunto.
Domenico Starnone, “Belle lettere” (Einaudi, 190 pp.)
Ci sono indizi seminati in tutti e tredici i racconti, indizi che aggiungono godimento alla lettura: credevo fosse amore e invece era un gatto di ceramica, mi ero ingannata. Ma poi ho capito che questo è davvero un libro d’amore: l’amore per l’inganno che ci salva, la letteratura. Quindi in ogni scrigno, in ogni racconto, è nascosto un libro.
Che raffinatezza, che spietatezza verso i personaggi di queste storie (alcuni li conosco, mi dico, li ho incrociati in altri libri di Starnone, e guarda Pietro come si è ridotto), che capacità di muoverli come una piccola folla ostinata, dar loro ricordi, pulsioni, paure e acciacchi e poi gettarli in pasto alla vita e quindi al massimo del fraintendimento e del ridicolo. C’è una favolosa scena, in “Intreccio”, talmente furiosa e disperante da diventare comica. Un’anziana signora prende a bastonate (nel senso di bastone da passeggio) l’ex compagno di liceo, al parco, davanti alla gente che ride, e che non può immaginare il grande inganno avvenuto quasi settant’anni prima, il dolore mai sopito, la scoperta di una vocazione (la scrittura) insieme al desiderio squassante per la ragazzina delle ripetizioni. Questo racconto è un capolavoro e voglio darvene un assaggio: “Franca ti voglio tantissimo bene, vuoi essere la mia ragazza? Lei fece la faccia di chi non crede alle proprie orecchie e però, poiché deve crederci per forza, si imbarazza , si torce, si addolora. Esclamò: ma che stai dicendo Nicò, stai male, guarda che faccia che hai fatto. Poi aggiunse le parole di dileggio che non ho dimenticato più: sembri Cita, la scimmia di Tarzan. Dissi ciao, scappai via e sperai di finire sotto un camion o un tram”. Ma dentro questo scrigno ce n’è un altro, e poi un altro ancora, fino al nucleo della scrittura, e così accade in “Tortoiseshell”, la vera (ingannevole) storia del gatto di ceramica e delle bugie indispensabili per vivere, per offrire qualcosa (letteratura, gatti) al posto dei miserabili fatti incontestabili. Ognuno di questi racconti offre la possibilità di una giravolta che cambia radicalmente lo scontento, prende sul serio ma anche ridicolizza il desiderio e la prepotenza di volerlo realizzare. Che cos’è invecchiare, del resto, se non un inganno del tempo? E che cosa può offrire allo scrittore pieno di tormenti la traduzione ingannevole di una sola parola in un racconto di Hemingway? Una nuova prospettiva, una consolazione, la meravigliosa idea che se non avrò quello che voglio avrò comunque un gatto di ceramica, o un bel racconto.
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Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.
