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Annie Ernaux e l’altra donna, l’occupazione della gelosia. Che sfracello
La gelosia dell’occupazione mentale non riguarda tanto i gesti erotici quanto la baguette che lui porta a casa per pranzo all’altra donna, la sconosciuta senza volto e senza nome che la scrittrice fantastica di incrociare in tutte le strade di Parigi
17 OTT 26

Foto ANSA
Più di ogni altra cosa mi tornavano alla mente i primi tempi della nostra storia, l’uso della “magnificenza” del suo sesso, come avevo scritto nel mio diario. Alla fine, non era tanto l'altra donna quella che vedevo al mio posto, quanto soprattutto me stessa, quella che non sarei mai stata, innamorata e sicura del suo amore per me, alla soglia di quanto non era ancora accaduto tra noi.
Annie Ernaux, “L’occupazione” (L’Orma, 80 pp)
Che cos’è la gelosia? Secondo Annie Ernaux è l’occupazione dei pensieri da parte di un altro essere umano. Nel suo caso, una donna di cui non conosceva nemmeno il nome, la nuova compagna di un uomo che aveva lasciato qualche mese prima, dopo una storia durata sei anni. “La cosa più straordinaria quando si è nella gelosia è che si popola una città, il mondo, di un essere persino se non lo si è mai incontrato”. L’uomo, con cui di tanto in tanto continua a vedersi e a sentirsi, le telefona un giorno per dirle che lascia il monolocale per andare a vivere con una donna, di cui non dice il nome. “L’esistenza di quell’altra donna ha invaso la mia. Da quel momento ho pensato soltanto attraverso di lei”. Da quel momento la storia ormai finita ha assunto nuove proporzioni, un’importanza diversa, da quel momento il dolore ha camminato insieme all’ossessione, alla curiosità, al bisogno di sapere. Anche alla rivalità: quella donna è diventata, nei pensieri di giorno e di notte, la donna da sconfiggere. Ignobile? Annie Ernaux non è interessata alle attenuanti, alle giustificazioni, alla nobilitazione di uno stato d’animo: solo alla verità nuda delle cose. Durante quello che Annie Ernaux chiama “maleficio”, il maleficio della gelosia, lei e lui si incontrano in un bar, d’inverno. “Quel bar era tutti i bar della mia vita in cui ero stata triste per un uomo. E lui era come al solito evasivo e prudente. Ci siamo lasciati alla metro. Avrebbe raggiunto l’altra donna, sarebbe rientrato in un appartamento che non avrei mai conosciuto, avrebbe continuato con lei nella sua intimità come aveva vissuto nella mia. Mentre scendevo le scale, mi ripetevo: ‘cazzo che sfracello”.
La gelosia dell’occupazione mentale non riguarda tanto i gesti erotici quanto la baguette che lui porta a casa per pranzo all’altra donna, la sconosciuta senza volto e senza nome che Annie Ernaux fantastica di incrociare in tutte le strade di Parigi, la biancheria nel cesto dei panni sporchi, il telegiornale che guardano la sera. Il processo di addomesticamento. E a poco a poco, anche lo sbiadire di questa dipendenza: scoprire di non avere più voglia di drogarsi, scoprire di non essere più gelosa. Un altro spazio temporale si è chiuso.