A volte ti amo, a volte no. La nuova paura dell’amore, la salvezza della relazione

Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, docente e presidente della Fondazione Minotauro di Milano, ci rivela la paura (l’abbiamo vista, la vediamo, ci stupisce) che il mondo degli adolescenti e dei giovani adulti ha verso l’amore
26 SET 26
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Foto di Caleb Ekeroth su Unsplash

Il galateo amoroso è cambiato perché il concetto di conquista è proprio troppo insidioso per poter essere contemplato: nessuno si muove, tutto resta fermo. La paralisi del corteggiamento, lo stare in attesa e il sottrarsi riguardano ragazze e ragazzi in egual misura.
Matteo Lancini, “A volte ti amo”
(Einaudi, 141 pp.)
La rivoluzione dei rapporti nel mondo fragile delle nuove generazioni è il sottotitolo di questo indispensabile saggio sulle relazioni. Le nuove relazioni, degli adulti con gli adolescenti e degli adolescenti, dei giovani adulti tra di loro: l’amore, il sesso, l’amicizia, la coppia. Mettersi insieme, lasciarsi, la paura che fa, adesso più che mai, toccarsi, perdersi nell’altro o nell’altra. Con il rischio di venirne delusi, feriti, abbandonati, svalutati.
Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, docente e presidente della Fondazione Minotauro di Milano, ci rivela la paura (l’abbiamo vista, la vediamo, ci stupisce) che il mondo degli adolescenti e dei giovani adulti ha verso l’amore. E’ diffidenza. E parte, ineluttabilmente, dal modo in cui sono stati amati. Soli in mezzo agli altri, scrive Lancini. Così si sentono. “Quello che è nuovo è il fatto che tu, ragazzo o ragazza, abbia un sentimento tale proprio in una società in cui gli adulti sostengono di averti ascoltato più di ogni altra generazione (...) Sono convinto che tutto ciò dipenda da una mancata legittimazione delle emozioni più autentiche”. E allora diventa sempre più difficile mettersi in gioco, perché entrare in intimità è proprio questo, è insidioso, mette a rischio qualche parte sepolta di noi, la rende più esposta. “Mettersi in una condizione di intimità con l’altro può rappresentare una minaccia per la tenuta dei propri confini identitari: espone alla possibilità di essere toccati là dove si è più vulnerabili, smuovendo ciò che magari era depositato nel fondo della mente. Troppo investimento sull’altro può far perdere sé stessi, ma troppo ritiro può rendere l’amore impraticabile”.
Matteo Lancini entra in modo illuminante (e senza piaggerie o consolazioni) nella grande fragilità dei ragazzi, ma anche nella nostra fragilità adulta: abbiamo sacrificato ragazze e ragazzi ai nostri progetti individuali e adesso cerchiamo un responsabile esterno, oppure delle punizioni che ci facciano sentire autorevoli, solidi. Che disastro. Lancini individua ancora la salvezza nella relazione autentica: ogni storia è unica, ma saper stare insieme in un modo che riconosca le emozioni dell’altro è salvifico. A volte ti amo, a volte no, però intanto ti offro quello che sento, riconosco che esisti, che non siamo soli, che è bello riconoscere che abbiamo bisogno l’uno dell’altro.