La storia di un uomo che voleva soltanto restare illeso

“Il resto della nostra vita”, ovvero quello che trema quando si dice: e adesso?
19 SET 26
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Io però avevo anche concluso un patto con me stesso. Quando Miriam andrà al college, mi ero detto, potrò andarmene anch’io. Forse questa era la solita ennesima illusione, ma mi ha aiutato a tirare avanti nei primi mesi dopo la confessione di Amy su Zach, e per il bene dei ragazzi abbiamo finto che tutto andasse bene.
Benjamin Markovitz, “Il resto della nostra vita” (Einaudi, 240 pp)
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Questo romanzo, che è stato finalista al Booker Prize, ha per quanto mi riguarda la trama più interessante del mondo: la vita di un uomo, sposato e padre di due figli, che cerca di non commettere troppi errori, di attraversare il resto della sua vita (adulta, declinante) incolume. O, come si dice: illeso. Senza agire sui desideri, sugli impulsi, sulla rabbia. Tom maneggia un sacco di cose che non capisce fino in fondo, lo sguardo sugli altri, i problemi al lavoro, la sua salute, i pensieri su sua moglie, che dodici anni prima l’ha tradito con un cretino assoluto. “Il nostro, di fatto, era evidentemente solo un matrimonio dalla valutazione molto bassa, non più di quattro, il che rende alquanto difficile aggiudicarsi un voto migliore di un sei e mezzo complessivo per il resto della propria vita”. Il cambiamento che provocano in quella specie di tregua i figli quando diventano grandi, il silenzio in auto tornando a casa la sera, certe battute che sottendono molto più di quello che dicono. “Anche se è ancora la donna più bella della festa, la gente cerca scuse per allontanarsi da lei, il che è forse il motivo per cui ha cominciato a bere di più, per quanto di solito poi se ne penta”.
E, per forza, il bilancio. Il passato che si estende e il futuro che si assottiglia. “La mezza età è uno spasso eh?”. Un uomo che se ne sta sullo sfondo, distribuendo battute e pensieri che a poco poco si dipanano con una scrittura precisa e quieta, che fa pensare: beh, almeno è uno con cui si può parlare, non un iracondo psicopatico dopato. Uno che pensa prima di parlare, anche quando è ubriaco, nonostante forse, in questo momento, abbia scelto la parte sbagliata del mondo. Dal momento in cui la figlia entra al college, a Pittsburgh, questo romanzo diventa un viaggio on the road, ma un viaggio commovente, ironico, intellettuale, che riflette sulle parti di sé a cui quest’uomo ha rinunciato per rimanere illeso. Durante questo viaggio assistiamo a molti incontri di Tom, e vederlo alle prese con gli altri lo rende ancora più simpatico, affidabile. “Arrivi a una certa età e ti accorgi che ciò che ritenevi scontato, le idee condivise da tutte le persone che ti piacevano, adesso nessuno le approva più”.
Benjamin Markovitz ha scritto un bel romanzo sulle motivazioni e sulle interazioni per cui facciamo quello che facciamo. E per cui non facciamo molte altre cose.