Una tragedia di adolescenti, di figli. Un mondo comico e terribile

Alcuni bambini prigionieri dell'infanzia sono protagonisti nel dramma teatrale rock di Frank Wedekind, mentre gli adulti sono meschini e crudeli. Ma l'autore aveva avvertito: in realtà è tutta una commedia

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Ricordo che già a cinque anni mi sentivo in imbarazzo quando, girando le carte, saltava fuori la regina di cuori, tutta scollata. Questa sensazione poi è svanita. Ma oggi riesco a parlare a malapena con una ragazza qualunque senza pensare qualcosa di ripugnante e - te lo giuro, Melchior - non so nemmeno che cosa.
Franz Wedekind, “Risveglio di primavera” (Adelphi)
 
Il sottotitolo è Kindertragödie, i traduttori Matteo Iacovella e Laura Ragone spiegano in una nota l’ambiguità di questa parola composta, kinder significa bambini e significa figli, di qualsiasi età. In questo magnifico, comico spaventoso dramma teatrale i bambini non sono più bambini ma vengono imprigionati nell’infanzia dai terrificanti genitori, e allora ecco: “Una tragedia di adolescenti”. Scritta nell’inverno del 1890 da Wedekind, allora ventiseienne, contiene secondo Jonathan Franzen, che l’ha tradotta in inglese e ha scritto un’introduzione, i punti forti del rock: un’energia giovanile incontenibile, il potere dirompente, l’autenticità. Come un concerto dei Sex Pistols, ma ancora in grado di turbare e scandalizzare. Nessuno infatti, nel 1891, voleva pubblicare quest’opera, che uscì a spese di Wedekind e fu portata in scena, censurata, solo quindici anni più tardi. La tragedia è la società, che sta distruggendo i figli che sostiene di amare. 
Martha e Wendla parlano delle punizioni e delle botte dei genitori. “E con cosa ti picchiano, Martha?”
“Mah - con qualunque cosa. - Anche per tua madre è indecente mangiare un pezzo di pane a letto?”. La rivoluzione del teatro moderno passa attraverso “un’epidemia di suicidi” di fanciulli. Ma Wedekind sostiene che la tragedia sia in realtà una commedia. Scrive Franzen: “Gli unici metri di giudizio per comprendere i personaggi di Risveglio di primavera sono comici ed estetici, non morali. Wendla, che doveva rimanere per sempre una bambina, adesso è incinta, e dice a sua madre: “Ma non è possibile, mamma...Non sono mica sposata!”. “Buon Dio onnipotente - appunto, non sei sposata! E’ questa la cosa terribile! - Wendla, Wendla, Wendla, che cosa hai fatto?”. “Dio Mio, non lo so più! Stavamo distesi nel fieno...Non ho mai amato nessuno al mondo a parte te, mamma”. Madre ignobile che nasconde il bigottismo crudele dietro l’amore.
Gli adulti, compresi gli insegnanti, sono meschini, cattivi, ma mai irrimediabilmente, mai completamente. Così come i fanciulli hanno la loro parte orribile, compiaciuta, violenta. Si ride per questo, turbati: non soltanto innocenti. “Autentico ma orribile”, si auto definì Wedekind poco prima di morire.