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di Annalena Benini

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Come un treno

David e Olive, fratelli gemelli, e tutto l’amore che c’è

Incompresi e rispecchianti, portano con sé lo struggimento dell’amore e dell’odio che arrivano a toccarsi

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18 APR 26
Immagine di David e Olive, fratelli gemelli, e tutto l’amore che c’è

Foto Pixabay

Verso il tramonto, mio fratello si era messo a correre in direzione del cancello e la mamma aveva detto: quel bambino ha davvero un problema. Ecco, bisogna immaginarsi questa scena: un bambino che si lancia in una corsa forsennata tra le poltrone e i vasi di una casa per non finirne inghiottito.
Abigail Assor, “La notte di David” (Marsilio, 160 pp.)
 
David e Olive, fratelli gemelli fino a quella notte, vivono l’uno per l’altra. Si capiscono, si divertono, giocano, parlano, corrono, si picchiano, anzi David picchia Olive perché David ha dei grandi momenti di rabbia, ogni giorno. Di rabbia, di disperazione, di dolore, di fuga e di assenza. Mentre Olive è la bambina perfetta. Che ama David perdutamente, e risponde sempre: no, quando la madre le chiede, esasperata: David ti ha fatto male? La madre non ce la fa, non ce l’ha fatta, voleva due bambini perfetti e David non è perfetto. Ha iniziato a tre mesi a piangere disperatamente e non ha più smesso. Gli danno fastidio i rumori che fa la nonna quando cucina, lo fa soffrire il mondo che pretende lui si adegui a un catalogo di normalità. Distrugge tutti i premi della festa di compleanno. David ama follemente i treni e le stazioni. David vuole essere un treno, non un figlio. Ma ogni mattina si sveglia felice, finché si sveglia con Olive. “Ecco, cosa bisognava sapere, quello che gli altri avrebbero dovuto sapere, e io con loro: al risveglio David sorrideva nella penombra, io facevo lo stesso, e nel suo sorriso, trafitto nei miei ricordi dal vuoto lasciato dall’incisivo che entrambi avevamo perso lo stesso giorno in prima elementare, in quel sorriso si aprivano interi paesi di mattine gioiose. Grazie a mio fratello io ero più vasta. In quel modo, re e regina del mattino, pervasi dalla stessa imbattibile certezza che niente, mai, avrebbe turbato la nostra felicità, noi scendevamo le scale”.
Abigail Assor vive a Parigi, è nata a Casablanca e questo è il suo secondo romanzo. Il primo, Ricco quanto il re (sempre pubblicato in Italia da Marsilio con la traduzione di Luciana Cisbani), ha vinto molti premi letterari e ha girato il mondo con la sua eroina, Sarah. Ma David e Olive, gemelli incompresi e rispecchianti, portano con sé lo struggimento dell’amore e dell’odio che arrivano a toccarsi. La madre risponde con una specie di grugnito quando per strada le chiedono se anche quell’altro strano bambino è il suo, e solo Olive capisce che David ha bisogno di deserti e non di un cancello all’ingresso, non di una madre che dice: ma è matto. Fino alla notte in cui finisce l’infanzia. E invece l’infanzia dura per sempre, solo che nessuno lo sa, nessuno lo accetta.

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Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.

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