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innamorato fisso •
Un bellissimo racconto che nessuno vuole pubblicare
Dispiace dirlo, ma il problema è che l’autore non ha fatto militanza comunista
30 LUG 26

Foto Ansa
“La casa sopra l’obitorio” è un bellissimo racconto che nessuno vuole pubblicare (perché l’autore non ha fatto militanza comunista).
Allora: fino agli inizi del Novecento, insieme all'obitorio veniva costruito un appartamento (250 metri quadri) al piano di sopra. Era per il custode e famiglia. E’ sempre stato così. Anche gli obitori costruiti nel medioevo, nel Rinascimento, sia dagli ittiti, sia dai bizantini, che dai goti e dai bretoni. Tutti avevano una “foresteria” sopra l’obitorio. Il posto di obitorista era ambito sia perché era un lavoro sicuro, sia perché avevi la casa gratis. Non pagavi le utenze e le tasse sulla spazzatura. Con l’avvento della società dell’immagine, queste dimore sopra gli obitori hanno cominciato a rimanere vuote. Motivo: i figli degli obitoristi a scuola venivano presi in giro perché abitavano sopra l’obitorio. Nessuno andava a casa loro per fare i compiti o festeggiare un compleanno.
Nato a Milano il 20 maggio 1961. Vero nome: Carlo Barcellesi. Diplomato terza media presso Camera del Lavoro di Milano nel 1985, corso serale a numero chiuso. Dopo il militare lavora come sguattero in un hotel. Nel 1987 arriva ultimo a “Riso in Italy”, concorso importante a Roma per giovani. Fa ricorso e vince. Ha uno sfratto ma non riconosce la sentenza. Collabora con il Foglio dal 1986 grazie al direttore Giuliano Ferrara. E' fidanzato con Monica.
