Joe Pesci ospite speciale all'obitorio

Un attore di fama internazionale in visita per un motivo particolare
10 GEN 24
Ultimo aggiornamento: 05:08
Immagine di Joe Pesci ospite speciale all'obitorio

(foto LaPresse)

Era orario di visita. Mi trovavo al mio posto in divisa comunale. Tecnicamente si chiama: “postazione obitoriale di primo livello”. Entra Joe Pesci. Rimango più che contento e stupito: “Quale onore! Maestro!” “Grazie grazie”. Io: “E' venuto a far visita a qualche mafioso allungato in sale?”. “No! Le dico sinceramente, comincio ad avere i miei anni e sono sempre in giro per il pianeta; da qualche tempo ho preso il vizio di visitare l'obitorio dove mi trovo”. Io: “Come mai?”. Lui: “Voglio vedere, quando mi verrà un malore, dove mi sbatteranno, perché a casa non ci sono mai e di sicuro quando verrà il giorno non mi porteranno all'obitorio di Cleveland, la mia città, ma dove sarò in quel momento...”. Io: “Se posso permettermi, quanti obitori ha visitato?”. Lui: “Circa 200, da Genova, Pegli a Dakota City e Stoccarda e Vienna...”. Io: “E' bello l'obitorio di Vienna? Ho sempre desiderato vederlo”. Lui: “Sì! Il più bello che ho visto; è rimasto come quando hanno portato il fratello dell'Imperatore che si era buttato nel Po nei pressi di Reggio Emilia”. Io: “Ha visto anche l'obitorio di Reggio?”. Lui: “Sì! Molto bello, gli ho dato quattro stelle”. Io: “Maestro mi farebbe un autografo sul muro”. Lui: “Volentieri, metto anche la data, spero di non essere suo ospite... il rischio c'è finché non mi imbarco domani per Istanbul”. Io: “Presumo andrà a visitare l'obitorio?”. Lui: “La prima cosa che faccio quando arrivo in una città”. Io: “Non dovrei chiederlo, ma come ha trovato le mie casse mortuarie?”. Lui: “Accoglienti, stile spartano, senza fronzoli come piace a me. Oggi quante salme avete esposte?”. Io: “Oggi nemmeno tante, trentadue”. Lui: “Però... pensavo meno”. Io: “Prende un caffè?”. Lui: “No grazie, al limite un mandarinetto isolabella”. Io: “Vado a prenderlo al bar”. Torno e Joe Pesci non c'è più. Mi dicono i vicini che è arrivato un taxi e lo ha caricato. Destinazione ignota. Penso Museo Poldi Pezzoli. Telefono al custode (che è mio fratello). “Ciao Antonio! C'è lì Joe Pesci?”. Lui: “No! Perché?”. Io: “Niente, ho pensato veniva lì...”. Lui: “Se arriva ti chiamo”. Io: “Ciao grazie”. Dopo un'ora mio fratello mi telefona: “Da non credere! Joe Pesci è qui che ammira i quadri”. Io: “Chiedigli se gradisce un mandarinetto isolabella!”. “No! Non voglio disturbarlo, non vorrei gli venga un malore”. Io: “Sì! Infatti lascia stare. Ciao!”.