Promesse, programmi

L’idea di rinviare a dopo le elezioni a definizione delle alleanze è forse inevitabile, ma dà la sensazione di una volontà di turlupinare l’elettorato. La sgradevole impressione viene purtroppo rafforzata dall’esame delle “promesse” che cominciano a fioccare e che sembrano non tener conto dei vincoli oggettivi posti dalla situazione e di quelli soggettivi che il Parlamento si è imposto approvando il Fiscal compact.
7 AGO 12
Ultimo aggiornamento: 07:23 | 19 AGO 20
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L’idea di rinviare a dopo le elezioni a definizione delle alleanze è forse inevitabile, ma dà la sensazione di una volontà di turlupinare l’elettorato. La sgradevole impressione viene purtroppo rafforzata dall’esame delle “promesse” che cominciano a fioccare e che sembrano non tener conto dei vincoli oggettivi posti dalla situazione e di quelli soggettivi che il Parlamento si è imposto approvando il Fiscal compact. Da questo punto di vista, appare appena più realistica l’impostazione di Angelino Alfano, che punta a una terapia di riduzione del debito attraverso privatizzazioni e cessioni (mentre l’obiettivo enunciato di abolire l’Imu sulla prima casa appare quantomeno intempestivo). A questa prospettiva, quella dell’attacco al debito, Pier Luigi Bersani ne contrappone una assolutamente illusoria, quella di un’imposta patrimoniale che in realtà non si sa come applicare, visto che gli immobili e i beni “di lusso” sono già supertassati, tassare i titoli di stato sarebbe un suicidio e i portafogli di titoli sono già largamente taglieggiati dalle perdite di Borsa.
Con queste entrate aleatorie Bersani intende finanziare una crescita costruita su “concertazione e ridistribuzione” cioè sul diritto di veto della Cgil e sul rifiuto degli enti locali di fare la loro parte nell’abbattimento del deficit. Pier Ferdinando Casini, che chiede la continuità con la linea Monti, fa finta di non vedere l’alternativa reale che gli si prospetta, e cerca di lucrare vantaggi da una presunta rendita di posizione. Insomma, la sensazione che i soggetti politici impegnati a sostenere l’attuale strana e scricchiolante maggioranza non dicano chiaramente che cosa vogliono (o devono) fare è largamente fondata, e questo agevola le propagande demagogiche. I partiti possono fare poco, ma l’elettorato è in grado di capirlo e di apprezzare uno sforzo di sincerità. Mentre difficilmente si farà abbindolare da promesse miracolistiche fondate sulla sabbia. Qualcuno, nel Pd, può essere tentato di accorciare i tempi del confronto anche per non essere costretto a rispondere a domande scomode, ma queste torneranno con la forza dei fatti anche dopo una campagna elettorale anticipata.